di
Alessandra Sessa
La storia di uno dei ragazzi (oggi 12enne) seguiti al Centro Benedetta D’Intino. Comunicazione aumentativa alternativa, strada per l’autonomia
«Un giorno mi resi conto che le persone incontrate insieme a mio figlio si rivolgevano a me per comunicare con lui. Mi ritrovavo così a parlare al posto suo. Eppure vedevo in Tommaso la necessità di esprimere agli altri quello che sentiva». Da quel momento Maria Rotundo, mamma di Tommaso nato con un ritardo dello sviluppo causato da carenza di ossigeno durante il parto, ha realizzato che doveva fare qualcosa per rendere possibile questo desiderio di autonomia.
Tutto accade nel 2020 quando una neuropsichiatra indirizza i genitori verso il Centro Benedetta D’Intino Ets di Milano, attivo dal 1994 a sostegno dei bambini con disabilità comunicativa e le loro famiglie. Maria, nonostante la titubanza iniziale, capisce gradualmente che la Comunicazione aumentativa alternativa proposta dal Centro è la strada giusta per suo figlio in ottica di inclusione. «Non una terapia - specifica lei - ma piuttosto una vera e propria lingua da insegnare a bambini che hanno diverse capacità». Gli specialisti costruiscono così una prima tabella di simboli e immagini creata sulla quotidianità del bambino coinvolgendo tutte le persone che gravitano intorno alla famiglia, insegnanti compresi.







