Sono rimasta incantata ad ascoltare la voce ferma e gentile di Giuseppe. Dice cose semplicissime da una prospettiva che è così difficile tornare ad assumere. Mettersi nei panni di un bambino, immaginare il mondo coi suoi occhi. Eppure dovremmo ricordarcelo tutti come eravamo. Ma no, si dimentica. Giuseppe è un adulto, oggi. Inizia a raccontare la storia della sua famiglia da quando era piccolo. Dice vivevamo in una gabbia ma non lo sapevo. “Me ne sono reso conto quando sono andato a scuola, alle elementari. Prima pensavo che fosse normale che un papà alzasse la voce e le mani sulla moglie, sui figli, per poi chiedere scusa e allora tutto tornava come prima, fino a che non ricominciava. Poi, quando ho cominciato ad andare il pomeriggio nelle case degli altri bambini, vedevo i papà che giocavano coi propri figli, scherzavano con le loro mogli. Allora ho capito”. È così. Da bambino il mondo è quello dove vivi: che sia una guerra una dittatura un inferno. Non sai che possa essere diverso: il mondo in cui sei venuto al mondo è quello. È quando vedi altri mondi, i mondi degli altri, che capisci.
Una famiglia come tante, una di noi
di Concita De Gregorio
21 Gennaio 2026
La storia di Giuseppe l’ho ascoltata in un programma di Radio3 che si chiama “Il tuffo”, lo conduce Giulia Nucci, lo cura Sara Scanzi. Va in onda ogni lunedì, mercoledì e venerdì alle 17.30, dura una mezz’oretta. Sono storie di cambiamenti, di vite a volte non conformi. Sono storie, dalla voce dei protagonisti. Giuseppe racconta che lo sapevano tutti, cosa stesse passando sua madre: il medico di famiglia vedeva i lividi sul corpo, il prete, la maestra della scuola dei figli. Ma ognuno si faceva i fatti suoi: lo sapevano, ma questo non è bastato a salvarla. Dice, Giuseppe, che quando i suoi fratelli maggiori hanno cominciato a dire alla madre ribellati lei ha fatto resistenza. “Io, il più piccolo, volevo diventare medico. Lei resisteva, noi non capivamo la sua scelta. Mia madre era conscia che lasciarlo voleva dire morire. Noi no. Noi eravamo convinti che ci avrebbe lasciati in pace”.







