Non sono eroi, né santi. E basta con il format genitori guerrieri. «La narrazione eroica piace molto, ma non è quella realistica». Francesco Cannadoro, caregiver da dodici anni, padre di Tommi che necessita di assistenza continua, conosce il peso di una cura che può diventare apnea. Molto attivo sui social (Lo trovate anche come “Diario di un padre fortunato”), Cannadoro commenta la sentenza della donna assolta dopo aver ucciso la madre di 93 anni malata di Alzheimer: «L’attenuante deve esserci e deve pesare. La pena può essere un percorso in una comunità o un recupero psicologico. Però una totale assoluzione, secondo me, è un rischio».
Quindi dove si posiziona?
«Io sto un po’ nel mezzo. Da una parte credo che i reati vadano puniti: non c’è mai giustificazione per togliere la vita a qualcuno. Dall’altra comprendo pienamente lo stress a cui quella persona era sottoposta e non la condanno».
Usura del ruolo di cura: cosa significa?
«Cura 24 ore al giorno, sette giorni su sette. In Italia ci sono circa sette milioni di caregiver, più di due milioni assistono persone ad alta complessità. È un ruolo sottovalutato, lo raccontiamo attraverso il sacrificio, l’amore, la santità. Ma questa narrazione trasforma poveri disperati in Capitan America. Senza lo scudo».









