di Carmelo Zaccaria
Che cosa vuoi dire a questa gang di ragazzini che all’alba di un mattino tetro e crudele sorprende, insegue, bracca Sako Bakari, bracciante maliano di 35 anni, ammazzandolo brutalmente? La procura di Taranto ha definito questo crimine, rendendolo se possibile ancora più atroce, un gesto irragionevole, compiuto per futili motivi, per distrarsi dall’accidia quotidiana. L’aggravante del pestaggio sta proprio nell’assenza di un movente esplicito, nel presentarsi come atto senza qualifica, arbitrario, spoglio di qualsiasi pretesa ideologica, derubricato a miserabile razzismo straccione; invece si è trattato di una miserabile carognata, una loffia smargiassata inferta ad un soggetto debole, innocuo, sprovveduto.
Si è deciso di uccidere con nonchalance, imitando lo spirito combattivo degli amati supereroi dei videogame dove la bastonatura è consentita, dove i pugni e i calci non fanno male. Quindi ammazzare un nero e poi riderne, esserne fieri, compiacersene, deve essere per questi ragazzini una goduria immensa, un trofeo osceno da incorniciare ed esibire. Scene così sconvolgenti si rintracciano nelle scorribande vigliacche contro i negri della Louisiana, si raccontano nello sguardo incredulo e corrucciato dell’Ispettore Tibbs.













