Cinque subacquei italiani morti alle Maldive durante una spedizione scientifica a bordo della Duke of York, imbarcazione del tour operator Albatros Boat Tour. Le indagini sono affidate alla Polizia di Malè e alla Procura di Roma. Sul tavolo due questioni: i permessi per immergersi oltre i trenta metri di profondità e chi, tra i cinque, fosse autorizzato a farlo. Ma secondo Orietta Stella, legale di Albatros e speleosub con trent'anni di esperienza alle Maldive — da giorni a Malè per seguire le fasi di recupero — il vero nodo è un altro, e sta molto più a fondo. Lo spiega in un'intervista al Corriere della Sera.

«Non ne sapevamo nulla» La questione dei permessi e della profondità, spiega Stella, è in realtà secondaria. La legge maldiviana del 2003 disciplina le immersioni ricreative, non quelle scientifiche, che per loro natura seguono regole diverse. Il problema, dice, «viene superato» da un fatto ben più grave: i cinque sub si sono infilati in una grotta. E lì le regole cambiano radicalmente. Un'immersione si definisce in caverna finché l'uscita resta visibile; diventa immersione in grotta nel momento in cui la luce scompare. Da quel punto in poi sono obbligatori il Filo di Arianna — un cavo guida che copre l'intero percorso — torce ridondanti, doppio erogatore e marker di orientamento. «Senza queste dotazioni», precisa la legale, «l'immersione in grotta non è conforme agli standard delle associazioni didattiche». E non basta l'attrezzatura: serve un brevetto specifico. Che nessuno dei cinque, stando a quanto risulta a Stella, possedeva. «Che io sappia, nessuno aveva una preparazione specifica per l'immersione in grotta».La Duke of York, del resto, non era equipaggiata per quel tipo di attività: «Siamo un tour operator organizzato per immersioni ricreative», chiarisce. «Non avevamo l'attrezzatura adeguata, e non l'avremmo mai autorizzata». Albatros sapeva della spedizione scientifica a bordo — autorizzata dal governo maldiviano per campionamento di coralli e misurazione di specie ittiche — ma della penetrazione in grotta, dice Stella, «non ne sapevamo nulla». Su cosa abbia spinto il capobarca e sub istruttore Gianluca Benedetti a guidare comunque l'immersione, la legale preferisce non pronunciarsi: «Ho la mia idea, ma aspetto le indagini». La risposta, aggiunge, potrebbe arrivare presto: «Sono sicura che i computer e le GoPro ci diranno cos'è accaduto».