di
Dimitri Canello
La testimonianza di Giorgio Bettin: «Anche lei era esperta, ma qualcosa andò storto. Questa tragedia risveglia in me il dolore, soprattutto perché succede sempre in quella grotta»
Il mare delle Maldive, lo stesso che nei giorni scorsi ha inghiottito cinque sub, aveva già segnato tragicamente la vita di una famiglia padovana oltre quattro decenni fa. Era l’11 gennaio 1983, un martedì, quando Anna Maria Pistolato, 28 anni, appassionata di fotografia subacquea, si immerse in quelle acque senza più riemergere. Il suo corpo venne recuperato soltanto venti giorni dopo. Con lei in vacanza c’era il marito Giorgio Bettin, sposato da poco, che quel giorno era rimasto in barca ad aspettarla. Oggi, dopo la nuova tragedia che ha coinvolto anche il padovano Gianluca Benedetti, quel dolore riaffiora con tutta la sua forza.
«Quando ho sentito la notizia mi è sembrato di tornare indietro di 43 anni – racconta Bettin – ho letto il lancio su internet e mi è sembrato di rivivere un incubo. Non che quella scena io l'avessi mai dimenticata, anzi l'ho rivissuta continuamente per molto tempo. Stesso mare, stessa dinamica, la stessa sensazione di impotenza. Ma è chiaro che questa nuova tragedia ha risvegliato in me tante sensazioni, non certamente piacevoli. Quel giorno mi ha segnato la vita». Anna Maria avrebbe dovuto affrontare un’immersione relativamente semplice, ma qualcosa andò storto. «Il programma era di non superare i 20 metri – ricorda Bettin – invece poi ho saputo che il gruppo era sceso molto più in profondità. Da quel momento non ho più rivisto mia moglie viva». Un episodio che all’epoca sollevò polemiche anche sulla gestione dell’escursione e sulle responsabilità dell’accompagnatore.














