PADOVA - L'11 gennaio del 1983 era un martedì. Quel giorno di 43 anni fa, nello stesso atollo delle Maldive dove giovedì scorso sono morti i 5 sub, perse la vita la padovana Anna Maria Pistolato. Aveva 28 anni ed era appassionata di fotografia subacquea. Quel martedì si era immersa insieme ad altre cinque persone, senza tornare mai più in superficie. Il suo corpo venne ritrovato, ormai quasi irriconoscibile, solo 20 giorni dopo. Quel giorno con lei c'era anche il marito Giorgio Bettin, con cui si era sposata da poco. Il noto accordatore, che fa parte della storica famiglia da un secolo rivenditrice di pianoforti, rimase in barca ad attenderla. Ma oggi si trova a raccontare quel dolore, risalito come nuovo dopo la tragedia della scorsa settimana, in cui è rimasto coinvolto un altro padovano, il 44enne Gianluca Benedetti.

Il passato che ritorna La tragedia dei cinque sub rimasti vittima del mare è per Giorgio un tragico specchio del passato. Stesso destino, stessa dinamica, stesso mare profondo. Da quel maledetto martedì lui ha chiuso per sempre con le bombole e i fondali: «Io non ero appassionato come lei, al massimo andavo giù pochi metri, ma da quel giorno non l'ho mai più fatto» racconta Giorgio Bettin. La "sua" Anna Maria aveva solo 28 anni, una vita davanti e un amore appena coronato dal matrimonio: «Ci amavamo moltissimo. Eravamo in vacanza alle Maldive 43 anni fa - spiega Giorgio -. Doveva essere un'immersione breve, ma io non ho mai più rivisto mia moglie viva. Il piano era quello di scendere al massimo 20 metri, poi ho saputo che erano arrivati almeno a 54 per scelta del loro accompagnatore, che poi è stato condannato solo a un risarcimento, di cui onestamente non me ne sono fatto nulla».La gestione Come sta accadendo in questi giorni, con un forte dibattito sulla gestione dell'immersione dei 5 sub, accadde all'epoca. L'angoscia di quei giorni si mescola ai dettagli di una conduzione che, a distanza di decenni, lascia ancora l'amaro in bocca per come vennero trattati i familiari delle vittime. «La prima cosa che hanno voluto fare il giorno dopo è stata quella di spedirmi via a Padova, mi hanno trovato un volo di rientro e mi hanno mandato in Italia durante le ricerche - ricorda l'accordatore -. Probabilmente non volevano vedessi e sapessi».L'isola La notizia arrivata in questi giorni dal mare aperto ha riaperto un canale diretto con il 1983. Un ponte di dolore tra due generazioni di padovani unite dallo stesso identico dramma. «La notizia dei cinque sub, compresa quella del padovano Gianluca, mi ha fatto tornare indietro nel tempo a quei giorni. Provo tuttora una tristezza indescrivibile e sapere che è successa nello stesso identico punto, anche se non nella grotta, è inquietante» confessa Bettin. Un trauma che ha ridefinito i contorni di un'intera esistenza, lasciando un'impronta indelebile sulla vita di Giorgio: «Quel giorno è cambiata la mia vita per sempre. Non sono mai più stato quello di prima e per riprendermi ci sono voluti anni», ammette, pur avendo oggi un'altra moglie e una famiglia che gli hanno restituito serenità. Il segno è rimasto. Ora che la città (ma soprattutto la mamma Paola) si prepara a riaccogliere Gianluca, Giorgio Bettin sa che il suo posto è lì, ad unire le due storie nate a oltre quarant'anni di distanza: «Sicuramente parteciperò ai funerali di Gianluca. Sono vicino alla sua famiglia perché so esattamente cosa stanno provando in questo momento».