Due avvenimenti accaduti in questi giorni devono attirare la nostra attenzione: da un lato, sulla scena internazionale, l’uccisione avvenuta in Africa di Abu-Bilial-al-Manuki, numero 2 dell’Isis, ad opera delle forze speciali statunitensi e nigeriane; e, dall’altro lato, come di rimbalzo, l’attentato di sabato scorso, 18 maggio, a Modena, ad opera di un marocchino, con cittadinanza italiana, che ha gravemente ferito vari passanti, investendoli con la sua autovettura. I due eventi, seppur separati, devono però iniziare a farci riflettere su un possibile mutamento dello scenario europeo, da alcuni anni sotto controllo rispetto al terrorismo di matrice islamica, scenario che comincerà a caratterizzarsi diversamente dalle prossime settimane e mesi con una eventuale recrudescenza di tali attacchi, come a Modena, ma in tutt’Europa.
D’altronde le irrisolte disavventure militari di Trump, volte ad un paradossale ristabilimento della pace, hanno avuto l’effetto, per ora, di bloccare l’esportazione di greggio, lasciando la faccenda iraniana ad una tregua di fatto, il cui proseguimento sarà assicurato proprio dalle continue minacce da parte di Trump di distruggere l’Iran, minacce che resteranno utili al presidente statunitense a fini suoi elettorali interni, senza che davvero si concretizzino. Peraltro l’enorme costo bellico di 25 miliardi di dollari, sostenuto dagli Stati Uniti nei giorni in cui l’Iran ha subito l’attacco americano, non permetterà una ripresa a breve del conflitto. Su questo, tuttavia, la nostra attenzione deve anche concentrarsi sulla visita che Trump ha svolto in Cina dal presidente Xi, in un certo modo designandolo quale punto di equilibrio degli assetti di pace internazionali. Questi, infatti, non passeranno più da mediazioni americane (con pretese di riconoscimento del Nobel fantasiose e grottesche, oltre che del tutto fuori luogo) né da rassicurazioni russe non più in grado di controllare le componenti sciite dell’Islam (Libano, Siria e Iran soprattutto) o di scongiurarne attacchi sul loro territorio da quella che attualmente si propone come nuova «coalizione» Nato (o pseudo-Nato), composta esclusivamente da Stati Uniti e Israele, accoppiata di attori stravaganti e comici. Piuttosto ogni futura intesa di pace che abbia davvero un suo rafforzamento e un equilibrio volti a durare nel tempo, vedrà come mediatore la Cina, e tutti gli attori internazionali dovranno per forza di cose ascoltare il parere o i suggerimenti del presidente Xi, prima di avventurarsi nuovamente in attacchi sull’Iran. Tale nuovo assetto internazionale ha avuto come contropartita l’isolamento di Zelensky, ridotto ormai a una salma politica, che potrà approfittarne al fine di dileguarsi lentamente dal protagonismo dei mesi scorsi, mettendosi in salvo dalle varie lotte di successione di potere interne all’Ucraina. Tale nuova situazione concederà alla Russia l’opportunità, che sempre desiderava, di regionalizzare il conflitto con l’Ucraina, come una «sua» questione interna, questione di cui con il passare dei mesi sentiremo parlare sempre meno.











