ROMA. «Il nostro dovere è creare alleanze, recuperare lucidità e convivenza. Non solo di accompagnare queste ore con preghiere e inni per accogliere coloro che tornano e sognare la pace, ma di attivarci anche qui. Di attivarci per arginare superficialità di appelli che diventano imperativi, boicottaggi. Per capire che l'Islam radicale è già qui dentro», in Italia, «per annientare ebrei, mentre quello moderato nei paesi arabi dialoga anche con Israele. Attivarci per ripensare l'Onu e le sue agenzie». Chi parla così è Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, al convegno dell'Ucei al Cnel. «Per controllare la destinazione di certi finanziamenti - ha precisato Di Segni -, che vadano veramente a nutrire giardini di infanzia e stampare libri che tra una generazione maturano in alberi e studenti ricercatori che collaborano con le università israeliane. Governance che concorre a sviluppare progetti di economia e lavoro come la intendiamo qui, in questa sede costituzionale». «C'è una cordata diplomatica concreta e fattiva, forse anche responsabile o anche freddamente interessata, che si è messa al lavoro su quel fazzoletto di terra tra Gaza e Gaza envelope, a vigilare confini e nemici, vicini e lontani», ha affermato la presidente Ucei. «Ci preoccupa l'Italia e la deriva che stanno prendendo alcune sue istituzioni locali e accademiche», ha spiegato Di Segni. «Il nostro dovere - ha aggiunto - è cercare alleanze e recuperare lucidità: non solo sognare la pace, ma arginare la superficialità e comprendere che l'islam radicale è già qui. Dobbiamo ripensare l'Onu e le istituzioni internazionali, restituire alle piazze italiane la dignità e la regalità offuscate da tendopoli con striscioni di odio. Cittadinanze onorarie non possono diventare premi – ha sottolineato – c'è un'Italia che non odia, che governa e guida cercando di comprendere ciò che è complesso. C'è un'Italia che dialoga, che alza due bandiere e ricorda la Shoah. Un'Italia che decide di giocare a pallone anche con Israele, o di cantare all'Eurovision. Questa è l'Italia a cui apparteniamo».