Un silenzio assordante. È quello della comunità internazionale, Onu e Unione europea, sugli attacchi del 25 dicembre condotti dagli Stati Uniti contro l’Isis nel nord-ovest della Nigeria, nello Stato di Sokoto. Un silenzio non solo imbarazzante, ma rivelatore di un’ipocrisia profonda, di una cecità ideologica che dimostra come, per una certa élite occidentale, esistano vittime di serie A e vittime di serie B, i cristiani.

È stato un «attacco potente e letale contro elementi dell’Isis nella Nigeria nordoccidentale che hanno preso di mira e ucciso brutalmente, soprattutto, cristiani innocenti», ha annunciato sul suo social network, Truth, il presidente americano Donald Trump. «Sotto la mia guida, il nostro Paese non permetterà al terrorismo islamico radicale di prosperare.

Che Dio benedica il nostro esercito e BUON NATALE a tutti, compresi i terroristi morti, che saranno molti di più se il loro massacro di cristiani continuerà», ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca. Che non ha mai avuto paura di chiamare il problema con il suo nome: terrorismo islamico. Una definizione che, per ideologia e politicamente corretto, sembra diventata impronunciabile in Europa.

Meglio parlare di “instabilità”, di “conflitti locali”, di “tensioni intercomunitarie”, tutto pur di non riconoscere che in Nigeria è in corso una vera e propria campagna di violenza jihadista, con una chiara matrice ideologica e religiosa.