R.M.

20 maggio 2026 08:55

Una specie di farfalla che si può trovare in zona Basso Isonzo

La biodiversità urbana non vive soltanto nei grandi parchi. Si nasconde lungo i corsi d’acqua, nei prati residuali, nelle aree agricole rimaste ai margini della città, nelle zone alberate e perfino negli ambiti urbani meno appariscenti ma decisivi per la presenza della fauna selvatica. È da questa prospettiva che nasce il nuovo Monitoraggio della biodiversità nel Comune di Padova, realizzato nel 2025 per conto del Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana e curato da Carlotta Fassina, con il contributo del biologo Paolo Turin, di Luca Bedin e dei volontari della Lipu di Padova.Lo studio, che sarà presentato alla cittadinanza venerdì 22 maggio alle 17 al Giardino di Cristallo del Parco Europa, aggiorna il precedente lavoro del 2021, realizzato durante il periodo pandemico, e ne supera alcuni limiti ampliando il campo di osservazione. Non solo aree verdi comunali, dunque, ma anche corridoi ecologici, corsi d’acqua, prati, incolti, aree agricole di pregio e spazi marginali che contribuiscono alla vita naturale della città. Il monitoraggio prende in esame diversi gruppi faunistici con valore di indicatori ambientali: farfalle diurne, libellule, pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Tra le novità più rilevanti c’è l’introduzione dell’analisi dell’ittiofauna urbana, utile per valutare lo stato di salute delle acque cittadine. Nel reticolo idrografico sono state indagate 10 stazioni, con metodiche conservative e senza danno per gli animali esaminati. Complessivamente sono state censite 17 specie di pesci, di cui 10 autoctone, una para-autoctona e 6 alloctone.Importanti anche i dati sugli insetti. Per le farfalle diurne sono stati registrati 1008 individui e 39 specie certe, con una situazione definita complessivamente stabile e buona rispetto al 2021. L’area più ricca si conferma quella agricola del Basso Isonzo, dove la presenza di ambiti golenali, incolti e corsi d’acqua favorisce una maggiore varietà di specie. Per le libellule, invece, il monitoraggio ha identificato 2189 individui appartenenti a 24 specie. Il quadro, però, presenta anche elementi di attenzione. La comunità risulta sbilanciata, con specie adattabili molto abbondanti e specie più esigenti rarefatte. Un segnale che rimanda alla qualità delle acque, alla gestione dei canali e alla necessità di interventi più mirati per proteggere gli habitat acquatici.Il documento mette in evidenza anche l’effetto positivo di alcune scelte di gestione ecologica introdotte negli ultimi anni, a partire dagli sfalci differenziati. In alcune aree verdi, come via Querini vicino al Giardino Orolo, il Giardino Silvia Zenari, la zona verde adiacente a via Bonetti e il Bosco della Pace davanti a Villa Giusti, si osservano segnali di maggiore ricchezza di specie. Il monitoraggio avverte però che ridurre i tagli non basta sempre: quando la diversità floristica è già impoverita, possono servire semine mirate di fiori prativi e una gestione più attenta dei tempi di sfalcio. Il lavoro si inserisce anche nel quadro europeo della Nature Restoration Law, il regolamento UE entrato in vigore nel 2024 che impegna gli Stati membri al ripristino degli ecosistemi degradati. In questo senso, il monitoraggio padovano non è solo una fotografia della natura in città, ma uno strumento di pianificazione per decidere dove intervenire, quali habitat rafforzare e come rendere il verde urbano più connesso, resiliente e favorevole alla presenza delle specie più sensibili.Alla presentazione interverranno, dopo i saluti istituzionali del vicesindaco con delega al verde Antonio Bressa e del caposettore Ciro Degli Innocenti, la naturalista Carlotta Fassina e il biologo Paolo Turin. «Tra gli obiettivi chiave del Piano del Verde del nostro comune c’è proprio l’aumento della biodiversità, che abbiamo in questi anni perseguito con diverse iniziative, dagli sfalci differenziati alla tutela e alla cura dei corsi d’acqua - dichiara il vicesindaco Bressa -. Questo lavoro è strategico per aiutarci capire a che punto siamo, anche a fronte della strategia di aumento e valorizzazione delle aree verdi che stiamo perseguendo. Inoltre ci permette di proseguire nella definizione di opportune strategie per rispondere a criticità emerse che possono incidere sulla presenza delle specie più sensibili e che richiedono un ulteriore rafforzamento delle politiche di tutela ambientale e connessione ecologica. Infine, con gli esperti capiremo come anche piccoli cambiamenti di abitudine da parte nostra possono agevolare una miglior compatibilità tra presenza umana, vegetale e animale nel contesto cittadino».