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Alla stregua dell’operazione Maduro in Venezuela, Donald Trump voleva colpire, rimuovere e rimpiazzare l’ormai ex Guida suprema di Teheran, Ali Khamenei. Il metodo? Più o meno simile: risolvere il problema in superficie, eliminando il rappresentante massimo del regime nazionale, per favorire l’ascesa al potere di un uomo più influenzabile al suo posto. Insomma, chiudere una volta per tutte i conti con il regime degli ayatollah per avviare una stagione di controllo sullo stato mediorientale storicamente meno ammaestrabile. E’ il New York Times a rivelare l'esistenza di questo piano segreto elaborato da Israele con la benedizione americana, citando come fonti funzionari americani a conoscenza dello stesso, orchestrato nel tentativo di riportare al comando dell’Iran una figura quanto meno sorprendente: Mahmoud Ahmadinejad, l'ex presidente ultraconservatore dal 2005 al 2013, che per anni aveva invocato la cancellazione di Israele dalla mappa, negando persino l’esistenza dell’Olocausto. Un piano, però, fallito sia nelle premesse che nella conclusione.
L'uomo scelto per guidare l'Iran
Quando il 25 giugno 2025 Israele aprì le ostilità contro l'Iran – per quella che sarebbe passata alla storia come la "guerra dei dodici giorni" - l'operazione nascondeva una seconda agenda: convincere gli americani a rovesciare il regime degli ayatollah. Così, il 28 febbraio scorso, insieme ai bombardamenti sui siti nucleari e all'eliminazione della guida suprema Ali Khamenei, ucciso il primo giorno negli attacchi a Teheran, i servizi israeliani avevano pianificato un'altra mossa: liberare Ahmadinejad dagli arresti domiciliari nella sua abitazione nel quartiere orientale di Narmak, trasformarlo in un interlocutore credibile e proiettarlo alla guida di un Iran post-teocratico.











