• furia epicaTrump si è innamorato del modello Venezuela e non si toglie dalla testa di poter fare qualcosa di simile anche in Iran. Il fallimento dell'operazione per portare l'ex presidente a capo della Repubblica islamica di20 MAY 26Ultimo aggiornamento: 06:05 PMIl presidente americano Donald Trump ha detto di non avere fretta di raggiungere un accordo con la Repubblica islamica dell’Iran e che la guerra potrebbe ricominciare, più forte di prima. La diplomazia si muove sullo sfondo, in cerca di idee, nessuna finora è stata buona a sufficienza da fare finire il conflitto, che rimane appeso a un cessate il fuoco stagnante. Ieri il New York Times ha pubblicato un articolo che ripercorre i primi giorni della guerra e rivela il piano di insediare a capo della Repubblica islamica Mahmoud Ahmadinejad, l’ex presidente iraniano, fanatico contro Israele e anche contro gli Stati Uniti, che aveva tentato di tornare alla presidenza nel 2024, ma senza successo. Il piano era stato ideato dagli americani e dagli israeliani e Tsahal aveva anche compiuto un attacco contro l’abitazione di Ahmadinejad per liberarlo dagli arresti domiciliari. Subito dopo il bombardamento, molti analisti si erano domandati come mai gli israeliani fossero interessati a eliminare una figura senza alcun peso dentro al regime. Il colpo, secondo il quotidiano americano, era stato concepito per mettere Ahmadinejad a capo del paese e lui, l’ex presidente che negava l’Olocausto, che urlava di voler cancellare Israele dalla mappa, che arringava contro gli Stati Uniti, che sosteneva il programma nucleare, e reprimeva con violenza le manifestazioni, sarebbe stato d’accordo. Dall’attacco Ahmadinejad è scomparso, si sa che è sopravvissuto, e ovviamente il piano per metterlo a capo del paese è fallito. Trump ha iniziato la guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran con l’idea fissa di voler esportare il modello Venezuela a Teheran, di poter trovare qualcuno che, eliminato Khamenei, fosse pronto a eseguire gli ordini di Washington, come fa la nuova presidente a Caracas, Delcy Rodríguez. Ossessionato dall’operazione del 3 gennaio scorso per portare fuori dal paese il dittatore Nicolás Maduro, Trump ha più volte parlato di un cambio di regime anche a Teheran, senza tenere conto che l’Iran non è il Venezuela, il regime della Repubblica islamica non ammette l’esistenza di un traditore, è coriaceo nell’antiamericanismo, nella guerra totale a Israele e nell’ideologia che lo tiene in vita. Ma l’innamoramento per il modello Venezuela ha prevalso e rivela anche un problema di fondo nelle promesse che il capo della Casa Bianca aveva fatto agli iraniani, quando aveva annunciato ai manifestanti che l’aiuto contro il regime fosse in arrivo. L’aiuto sarebbe stato quindi Ahmadinejad, lo stesso presidente oppressore, che non gode di apprezzamento fra la popolazione, né di una base minima di consenso, né di un sostegno o di un’organizzazione politica in grado di tenerlo in piedi. Oltre all’operazione militare, Furia epica è partita a corto di idee. Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)Scopri anchedidididi