Donald Trump ha continuato anche ieri a ripetere quello che ormai è diventato un vero e proprio mantra: l'Iran vuole un accordo. Da giorni ripete che la Repubblica islamica è desiderosa di scendere a patti. In alcuni casi, ha anche detto che i funzionari iraniani lo implorano in privato di trovare un'intesa. Eppure, questo accordo non è arrivato nei tempi immaginati dal capo della Casa Bianca. Per tutta la giornata di ieri ha atteso la risposta di Teheran all'ultima bozza recapitata via Pakistan. Parlando all'emittente francese Lci, il presidente Usa ha detto di «aspettarsi di avere notizie molto presto» dagli iraniani, che vogliono «con forza» concludere un accordo di pace duraturo. Ieri ha anche rilanciato sul social Truth un articolo dello scorso aprile del sito justthenews.com che parlava del viaggio del vicepresidente JD Vance a Islamabad e dei sondaggi secondo cui l'opinione pubblica americana «privilegia il raggiungimento dei principali obiettivi Usa rispetto a una rapida conclusione» della guerra. Uno dei tanti messaggi criptici che The Donald invia attraverso il suo social preferito.
Ma sono giorni che la Repubblica islamica ha evitato di fornire una controfferta, mentre non sono mancati segnali di forti attriti tra le parti. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, al telefono con l'omologo turco Hakan Fidan ha puntato il dito contro il comportamento tenuto dall'amministrazione Trump dicendo che le sue ultime mosse nel Golfo Persico «alimentano i sospetti riguardo alle intenzioni e alla serietà della parte americana nel processo diplomatico». E l'impressione è che il tra i tanti nodi da sciogliere di questo complicato negoziato vi sia proprio l'assenza di fiducia tra tutte le parti in gioco.








