di
Sara Gandolfi
L'intervista a Orietta Stella, avvocato del tour operator Albatros Boat Tour che organizzava le escursioni sulla Duke of York: «Noi vicini alle famiglie, ma siamo attrezzati solo per fare missioni ricreative»
DALLA NOSTRA INVIATA MALE' (MALDIVE) - Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Boat Tour, mette subito in chiaro che ci tiene di più alla sua onorabilità di speleosub esperta, con trent’anni di esperienza alle Maldive, rispetto a quella di avvocato, specializzato in assistenza internazionale a operatori del settore turistico e subacqueo. Da giorni è a Malè per seguire le fasi di recupero dei cinque subacquei italiani. Cos’è successo laggiù? «Ho una mia idea, ovviamente, perché conosco le zone e questi fondali come le mie tasche. Però, anche per rispetto verso le famiglie, preferisco non esprimerla. Saranno la Polizia di Malé e la Procura di Roma, saranno i computer a dirci cosa esattamente è successo». Ci sono due temi sul tavolo. I famosi permessi per andare oltre i 30 metri di profondità e chi era autorizzato a farlo sulla base della lista dei partecipanti alla missione scientifica, che secondo la presidenza maldiviana erano solo 3 su 5. «A mio avviso, è un problema inesistente, perché al di là o meno che si applichi l'articolo 16 della legge maldiviana a questa tipologia di immersione (scientifica, ndr), che obiettivamente non fa riferimento alla profondità, è la natura stessa dell’immersione il problema. La legge maldiviana del 2003 è pensata per la disciplina delle immersioni ricreative: e le immersioni scientifiche di default non sono mai ricreative. Possono esserlo a latere, quando il team scientifico smette i panni del ricercatore, smette di raccogliere e misurare i coralli, di cercare le gorgonie, di classificare i pesci e tutte le altre ricerche previste dalla missione e indossa le bombole per fare un'immersione ricreativa. A quel punto si torna alla disciplina della legge del 2003. Questo è il mio parere legale. In questo caso, però, l’argomento viene superato». APPROFONDISCI CON IL PODCASTIn che senso? «Qui non è in gioco la profondità, ma la penetrazione in grotta per la quale ci sono degli standard ben precisi, ci vogliono dei brevetti specifici. Attenzione, non stiamo parlando di “caverna”. La prima parte dell’immersione può essere considerata una immersione in caverna, perché ha una penetrazione a 200 metri, in una grande volta dove la luce trapela e questa è una caratteristica della caverna: un luogo da dove l’uscita è sempre visibile da ogni punto di vista dell’osservatore. L’immersione in grotta inizia nel momento in cui l’occhio di luce scompare e quindi la penetrazione si deve seguire in un modo completamente diverso, con il Filo di Arianna, cioè un cavo abbastanza lungo per poter coprire tutto il percorso, le torce e una ridondanza di attrezzatura. Bisogna avere delle frecce o dei cookies (piccoli marker di plastica non direzionali, che servono come segnali di orientamento tattile e visivo per marcare punti specifici ed evitare di perdersi negli ambienti chiusi, ndr) che indicano il percorso che il team compie. Senza queste dotazioni, l’immersione in grotta non è conforme agli standard delle associazioni didattiche. Inoltre, risulta che alcuni dei componenti di questa penetrazione non avessero una preparazione specifica».I cinque sub non avevano brevetti ed attrezzatura? «Che io sappia nessuno dei cinque sub aveva una preparazione specifica per l’immersione in grotta e il brevetto di grotta. A questo punto, il tema della profondità viene meno. In ogni caso, questa immersione si pone al di fuori del programma autorizzato dall’Università di Genova e dal governo maldiviano. E si pone al di fuori delle nostre capacità operative come tour operator, nel senso che non abbiamo l’attrezzatura adeguata». A bordo della Duke of York non c’era l’attrezzatura per quel tipo di immersione? «No. Noi siamo attrezzati per fare missioni ricreative, non per immersioni tecniche di questo tipo. Siamo un tour operator di una barca organizzata per svolgere immersioni ricreative ai sensi e agli effetti agli effetti della legge del 2003 delle Maldive».Quindi, non oltre i 30 metri di profondità e ancor meno in grotta… «Esatto. Anche perchè l'immersione a 50 metri, pur se autorizzata come ricerca scientifica, avrebbe dovuto anche prevedere un programma di attrezzatura che peraltro la legge maldiviana per le immersioni ricreative vieta. Non si può avere una bombola decompressiva». Al di là delle dotazioni standard a bordo della barca, vi risulta che loro avessero portato la loro attrezzatura tecnica, autonomamente? «Tutti loro avevano la propria attrezzatura, che consisteva in computer, jacket, erogatore, peraltro per alcuni credo singolo. Noi abbiamo fornito bombole da 13 litri, che tecnicamente sono classificate come C100, e bombole da 11 litri, le S80, piombi e cinture. E basta». Quindi lei esclude che avessero l’attrezzatura adeguata per un’immersione in profondità e per una penetrazione in grotta? «Confermo».Perché il capobarca e sub istruttore Gianluca Benedetti non ha fermato l’immersione, anzi l’ha guidata? «Qui torniamo alla sua prima domanda e alla mia prima risposta. Non voglio esprimermi su questo. Adesso aspetto le indagini». Conferma che non era un vostro dipendente? «Era un dipendente di Island Cruise Private Limited, una società maldiviana, che gestisce il management della Duke of York e di altre barche». Ma il tour operator Albatros sapeva che a bordo c’era una spedizione scientifica? «Sapeva che sulla barca era stata organizzata una crociera scientifica autorizzata dal governo, anche se l’autorizzazione ci è arrivata dopo, e prendendone atto abbiamo visto che le attività autorizzate erano campionamento dei coralli, misurazione delle specie ittiche di interesse, prelevamento e esportazione di questi campioni, attività altrimenti vietate alle Maldive. Ma come ho detto il punto è un altro. Non eravamo informati dell’immersione con penetrazione in grotta. Non ne sapevamo nulla, e non l’avremmo mai autorizzata proprio per la mancanza di attrezzatura e di autorizzazione. Voglio aggiungere che noi tutti siamo assolutamente vicini alle famiglie, cercheremo di collaborare nel miglior modo possibile con le autorità giudiziarie, sia italiana che maldiviana. Sono sicura che i computer e le GoPro ci diranno cos’è accaduto».











