La legale del tour operator italiano che opera la Duke of York dopo la tragedia alle Maldive: «Non siamo noi gli armatori, Benedetti non era nostro dipendente e a oggi nessun provvedimento ci è stato notificato dal governo maldiviano»

Dal nostro inviato a Genova«Non sapevamo che si sarebbero immersi oltre i trenta metri. E se lo avessimo saputo, non lo avremmo mai consentito». Orietta Stella, legale di Albatros Top Boat - società italiana che opera (gestisce ma senza equipaggio) lo yacht coinvolto nella strage di sub italiani e di proprietà di un armatore maldiviano - scandisce la frase che diventa la linea difensiva del tour operator finito al centro della tragedia delle Maldive. Cinque morti nell’atollo di Vaavu, una grotta ad almeno cinquanta metri di profondità, una crociera scientifica trasformata in un caso internazionale.

Avvocato Stella, Albatros Top Boat sapeva che giovedì scorso era prevista un’immersione oltre i trenta metri?«No. Non solo non lo sapeva, ma non l’avrebbe mai consentita».

Perché?«Perché non era prevista. Alle Maldive, per quel tipo di immersioni, scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa. Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell’autorità marittima maldiviana. Questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata chiesta».Quindi Albatros Top Boat esclude di aver autorizzato quell’immersione?«Lo esclude categoricamente. Peraltro Albatros Top Boat è un tour operator che opera la barca Duke of York, non è l’armatore e non aveva dipendenti a bordo».Chi è l’armatore?«L’armatore è maldiviano e la barca faceva la stagione con Albatros Top Boat in base a un contratto “vuoto per pieno”».Che cosa significa?«Significa che Albatros Top Boat commercializzava la crociera. È una distinzione fondamentale. In queste ore si sta facendo molta confusione e questa confusione sta danneggiando gravemente l’immagine del tour operator».APPROFONDISCI CON IL PODCASTGianluca Benedetti è stato indicato come uomo di Albatros Top Boat. Era un dipendente della società italiana?«No. Formalmente era assunto da una società maldiviana, come tutto il personale a bordo. Nessuno, né italiano né maldiviano, era assunto dal tour operator italiano».Che ruolo aveva?«È l’operation manager, ovvero il punto di raccordo tra l’armatore e il tour operator. È la persona che gestisce i passaggi organizzativi: l’arrivo dei voli, l’imbarco sul dhoni (barca locale di supporto) eventuali bagagli smarriti, i rapporti tra aeroporto, tour operator e armatore. Se il bagaglio subacqueo di un cliente non arriva e la barca deve partire, l’operation manager si coordina con l’armatore per recuperarlo e farlo arrivare magari con un idrovolante o con una barca veloce. Questo significa operation manager».Era esperto?«Era una persona scelta perché godeva della fiducia sia dell’armatore sia del tour operator ed era considerata competente per crociere subacquee, scientifiche o di altro tipo. Lui aveva fatto tantissime immersioni e conosceva le Maldive molto bene. Ma questo non lo rendeva un dipendente di Albatros Top Boat».Le attività scientifiche potevano giustificare il superamento del limite dei trenta metri?«Solo con un’autorizzazione specifica dell’autorità maldiviana. Ma, ripeto, quella autorizzazione non era stata chiesta dalla nostra società perché non era prevista un’immersione di quel tipo».Qual era, secondo quanto risultava ad Albatros Top Boat, lo scopo della crociera scientifica?«Da quello che risultava a noi, queste crociere scientifiche erano dedicate al campionamento dei coralli. Non c’era nulla che facesse pensare a immersioni a cinquanta o sessanta metri o a una penetrazione in grotta.Per quanto risultava ad Albatros Top Boat, il programma era compatibile con attività di campionamento a profondità ordinarie. Non con una penetrazione in grotta a quelle profondità».Tra le vittime, però, c’erano subacquei molto esperti e ricercatori di fama mondiale. Non dei dilettanti alle prime immersioni.«È proprio questo che non torna. Gianluca Benedetti era molto esperto, Monica Montefalcone altrettanto e nella scheda dichiarava tremila immersioni alle spalle. Proprio per questo è difficile capire perché si siano trovati in una situazione simile. Ma questo riguarda la ricostruzione della dinamica, che spetterà agli accertamenti».L’attrezzatura utilizzata cosa suggerisce?«Da quanto risulta, non era un assetto tecnico programmato per un’immersione profonda e in grotta. Parliamo di una dotazione ordinaria per immersioni turistiche: bombola da dodici litri, octopus di sicurezza, pallone personale».Che cosa può essere accaduto?«Non posso dirlo. Posso solo dire che, a quelle profondità, aumentano in modo rilevante i rischi legati al consumo d’aria, al panico, alla narcosi da azoto, alla perdita di lucidità. Ma sono scenari tecnici astratti. La ricostruzione dei fatti spetta alle autorità».