Le pressioni erano in corso da settimane e solo per la resistenza dell’Europarlamento si era arrivati al secondo round negoziale di ieri. All’alba la Commissione, Consiglio e Parlamento europei hanno fatto partire la fumata bianca: l’accordo tra istituzioni Ue è stato trovato. Semplificando, si parla del via libera al patto di Scozia, in riferimento alla stretta di mano dell’estate scorsa tra Ursula von der Leyen e Donald Trump nel suo resort scozzese.

Ma non esistendo un vero e proprio accordo commerciale da ratificare, il via libera in questione riguardava le proposte legislative avviate dalla Commissione per dar seguito all’impegno politico preso da von der Leyen in quella sede. Le proposte comportano l’azzeramento dei dazi sui beni industriali statunitensi e ulteriori sollievi anche per altri tipi di beni (settore agricolo).

Le truppe, i dazi, i dati: i ricatti di Trump. E l’asse di Meloni con Varsavia per “gestirli”

La Commissione, assieme all’altro governo chiave che condiziona la politica della Commissione stessa, ovvero quello tedesco, e in linea con altri stati membri come l’Italia di Meloni, ha da sùbito spinto per concedere a Donald Trump tutte le concessioni, indipendentemente dal fatto che nel frattempo gli Stati Uniti stessi abbiano alzato i dazi all’Ue noncuranti di quell’accordo (considerando alcuni beni come «derivati» dell’acciaio è stata sforata la soglia del 15 per cento) e minacciato di alzare da qui al 4 luglio i dazi sulle auto, settore chiave per Berlino. La linea condiscendente non funziona eppure è l’unica strategia che Bruxelles segue.