«Quello che mi interessa del cinema è il suo lato politico, non potrei mai fare un film altrimenti». Sarah Arnold traccia con questa nettezza i confini del suo esordio scelto alla Quinzaine des Cinéastes, L’espèce explosive (Too many Beasts). Nelle campagne delle Ardenne un’invasione di cinghiali selvatici sta distruggendo i raccolti e le case dei contadini. Ma nonostante le continue proteste degli abitanti, da anni le bestie rimangono una specie protetta, che può essere uccisa solo durante la stagione della caccia. In un microcosmo insolito, estremamente francese, L’espèce explosive riesce così a mettere in scena uno scontro fra classi sociali opposte – lo dichiara visibilmente la scritta «Fuck les riches» su un cartello stradale.

«VOLEVO trovare un espediente per ragionare su come il mondo sia fondato su una maggioranza di persone che subisce, perché una minoranza sia invece privilegiata», spiega la regista. Uno degli abitanti, l’instabile Brun, spara al presidente del club di caccia locale, per poi scomparire nel nulla. Un anno dopo il caso viene riaperto e arriva nelle mani del nuovo arrivato Fulda (Alexis Manenti), un poliziotto corso con problemi di rabbia e stress post traumatico. Rivela Arnold sull’ambientazione: «È dove sono andata a vivere a dieci anni, mia madre si era innamorata di un musicista punk della zona. Mi sentivo fuori luogo, però è anche dove ho scoperto il cinema».