Ci sono film che parlano di ricostruzione, e poi ci sono storie che usano le macerie come pretesto per parlare delle persone. La bolla delle acque matte di Anna Di Francisca parte da un borgo umbro ferito dal terremoto, da un luogo sospeso tra abbandono e rinascita, ma finisce presto per raccontare qualcosa di molto più umano: il bisogno ostinato di restare vivi anche quando tutto sembra essersi incrinato. Dentro questo universo si muove Silvia, interpretata da Jaele Fo: un personaggio duro, contraddittorio, in fuga, che prova a sopravvivere utilizzando gli unici strumenti che la vita le ha insegnato. Ma, proprio come accade nel film, anche questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie a Jaele Fo prende presto una direzione diversa da quella che ci si aspetterebbe. Perché parlare con Jaele Fo significa entrare in un territorio molto intimo, fatto di domande più che di risposte definitive. Si parla di cinema, certo, ma soprattutto di identità, di eredità familiari, di un cognome importante e del desiderio quasi feroce di sentirsi riconosciuti per ciò che si è davvero. Nel corso dell’intervista emerge una giovane donna che rifugge ogni costruzione artificiale. Non cerca di apparire perfetta, brillante o “risolta”. Racconta il disordine, le insicurezze, il timore del giudizio, la fatica di sentirsi sempre all’altezza. E proprio questa sincerità finisce per diventare l’aspetto più sorprendente della conversazione. C’è una frase che attraversa tutto il dialogo, anche quando non viene pronunciata apertamente: il bisogno di trovare un equilibrio tra ciò che ereditiamo e ciò che scegliamo di diventare. È lì che il racconto si fa davvero interessante. Non nell’idea del successo o dell’esordio cinematografico, ma nel modo in cui Jaele Fo prova continuamente a ritagliarsi uno spazio autentico dentro un mondo che tende sempre a definire le persone prima ancora di ascoltarle. E allora questa intervista, più che il racconto di un film, diventa il ritratto di una ragazza che sta ancora imparando a concedersi il diritto di essere fragile, contraddittoria, imperfetta. E forse, proprio per questo, tremendamente vera.
Jaele Fo, l’intervista all’attrice: “Voglio solo fare qualcosa che non mi svuoti”
Al cinema con La bolla delle acque matte, Jaele Fo racconta la fragilità, il femminismo e il bisogno ostinato di sentirsi autentica, senza giudizio







