Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 12:54
Il monitoraggio delle politiche culturali è in Italia un’attività non agevole, anche perché i quotidiani “mainstream” continuano a privilegiare il racconto delle attività di attrici ed attori rispetto ai meccanismi strutturali di funzionamento del sistema, che sono soprattutto istituzionali, economici, giuridici, in sostanza politici. In altri Paesi – la Francia in primis – l’iter della nuova legge sul cinema e l’audiovisivo costituirebbe materia di dibattito pubblico e mediatico, per le sue implicazioni strategiche sul piano culturale, industriale, sociale, oltre che estetico-artistico.
Mentre la produzione cine-audiovisiva appare in fase di stagnazione anche per gli effetti delle controverse nuove regole del “tax credit”, in Commissione Cultura della Camera prosegue l’iter delle tre proposte di legge, quelle del Partito Democratico (prima firmataria Elly Schlein) e del M5s (Gaetano Amato), ma è opinione diffusa che sarà la terza, caldeggiata dal Presidente della VII stessa, ovvero Federico Mollicone (primo firmatario) a prevalere, assegnando al governo un’ampia delega.
E ci sarebbe da scriverne: mi limito a segnalare come ha titolato Ansa un dispaccio di martedì 3 febbraio: “Rai, Rossi: la normativa sul tax credit non ha rafforzato l’audiovisivo italiano”. In sostanza, l’Amministratore delegato della Rai contesta quel che la quasi totalità della comunità professionale italiana ha sostenuto – per anni e anni – ovvero che il credito d’imposta è la manna: non ha fatto crescere realmente il settore produttivo, sostiene l’Ad. Tesi veramente controcorrente. In audizione Giampaolo Rossi ha rivendicato il ruolo centrale e salvifico della tv pubblica per sostenere l’industria cinematografica e audiovisiva. La questione meriterebbe di essere approfondita, ma – anche su questo fronte – emerge un deficit di dati, analisi, valutazioni…






