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Ultimo aggiornamento: 12:08

Lo scenario culturale e mediale italiano sta vivendo una fase che si potrebbe anche definire effervescente, se non fosse che ancora una volta permane un grande deficit di trasparenza e quindi prevale inquietante confusione, che rende ulteriormente debole l’azione di controllo e regolazione della mano pubblica: basti pensare alla modestia dell’intervento del Sottosegretario all’Informazione e Editoria Alberto Barachini (Forza Italia) in relazione alla imminente vendita del Gruppo Gedi, ovvero La Repubblica, La Stampa e HuffPost Italia e altro ancora…

E che dire delle impetuose dinamiche erratiche di un imprenditore corsaro come il giovane (39 anni) imprenditore italo-canadese Andrea Iervolino?! Anche nel caso di Iervolino, la trasparenza non è certo la caratteristica dominante dei suoi business: per esempio, in questi ultimi tempi si muove con un ulteriore veicolo societario, la Taic Funding, di cui però non si riesce a sapere molto, se non che “Taic” è l’acronimo di The Andrea Iervolino Company…

Non brilla per trasparenza, però, nemmeno il Ministero della Cultura ovvero la Direzione Cinema e Audiovisivo, che gli ha congelato 66 milioni di euro di “tax credit” sulla base di procedure piuttosto opache: su Iervolino stanno indagando la Guardia di Finanza e la Procura di Roma, ma – per quanto è dato sapere – non è ancora nemmeno stato rinviato a giudizio, e forse dovrebbe prevalere la presunzione di innocenza… Stranamente nessun commento dal ministro Alessandro Giuli o dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni.