Per farla finita con la Global Sumud Flotilla, le forze speciali israeliane hanno messo da parte ogni scrupolo. Così, ieri pomeriggio, una delle ultime imbarcazioni ancora in navigazione, la “Girolama”, è stata abbordata a colpi di fucile, mentre gli attivisti a bordo, con le mani in alto, gridavano ai militari: «Why are you shooting? Perché sparate?».
Si è saputo poi che i proiettili erano di gomma, ma l’effetto scenografico sarà certamente piaciuto al premier israeliano Benjamin Netanyahu, che solo poche ore prima, rivolgendosi ai suoi marò, aveva detto – senza mezzi termini: «State facendo un lavoro eccezionale; state sventando un piano malvagio ideato per rompere l’isolamento dei terroristi di Hamas a Gaza».
IL «LAVORO ECCEZIONALE» si è concluso, per l’appunto, ieri pomeriggio, quando i dieci scafi della Flotilla che erano scampati alla grande retata di lunedì (40 barche intercettate nell’arco di dodici ore) sono stati raggiunti e assaltati, come da copione, mentre si trovavano ormai a circa ottanta miglia nautiche dalla costa della Striscia di Gaza.
In totale, dunque, sono circa quattrocento gli attivisti attualmente in mano delle autorità di Tel Aviv, e tra essi ci sarebbero ben 27 cittadini italiani. I primi trecento prigionieri – ovvero, presumibilmente, quelli catturati nella giornata di lunedì – sono arrivati nel porto israeliano di Ashdod già nel tardo pomeriggio di ieri, dopo aver percorso oltre duecento miglia a bordo della ormai celebre nave-prigione Ins Nahshon, già utilizzata durante gli abbordaggi del 29 e 30 aprile scorso come una sorta di piccolo campo di concentramento galleggiante.











