Di ex-comunisti è lastricata la via dell’inferno. È il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo un po’ che sfogliavo Siamo stati iscritti al Pci (edizioni Liberilibri), libro a quattro mani di Chicco Testa e Claudio Velardi che si scambiano un immaginario (credo) epistolario sui loro anni, non pochi, da militanti e dirigenti del Pci.

Faccio due premesse. Ho grande affetto, sento una profonda amicizia per Chicco Testa, è grazie a lui o per colpa sua se ho legato vent’anni della mia vita a Legambiente, se ancora oggi mi sento un ambientalista. Era il 1986, avevo finito l’università e per evitare il servizio militare che era obbligatorio mi dichiarai obiettore di coscienza e chiesi di svolgere il servizio civile alternativo. Mio padre, comunista per fede e per mestiere, conosceva Chicco, che aveva appena fondato Legambiente. Lui gli suggerì: dì a tuo figlio di indicare nella sua domanda come assegnazione preferita l’Arci (allora Legambiente era nell’Arci) così viene da noi. Cominciai il mio servizio civile nell’appartamento che Legambiente divideva con Arci Caccia dieci giorni prima dell’incidente di Chernobyl, Testa mi fece una testa tanto convertendomi al no al nucleare (ero arrivato agnostico).