La primavera anomala che ha colpito il Friuli Venezia Giulia ha messo in difficoltà anche le api, con conseguenze dirette sulla produzione di miele e sull’equilibrio degli ecosistemi locali. A lanciare l’allarme è il Consorzio apicoltori di Udine, che richiama l’attenzione sugli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Secondo il presidente Marco Felettig, il miele friulano rappresenta un vero e proprio “specchio liquido della biodiversità del territorio”, frutto del lavoro delle api e dell’impegno quotidiano degli apicoltori che operano tra pianura, Valli del Natisone, Alpi Carniche e Giulie.

Api sentinelle dell’ambiente: gli effetti della crisi climatica

Le condizioni meteorologiche sempre più instabili stanno mettendo a dura prova gli alveari. Primavere anticipate seguite da gelate improvvise, periodi di siccità alternati a piogge intense e la riduzione degli habitat naturali stanno contribuendo al declino degli impollinatori.

“Le api sono le sentinelle dell’ambiente: quando soffrono loro, significa che l’intero ecosistema è in pericolo – sottolinea Felettig -. E quest’anno la loro fatica è stata immensa. La primavera anomala che abbiamo vissuto ha messo a dura prova lo sviluppo delle famiglie, che non sono riuscite a produrre in quantità apprezzabili i mieli primaverili come ciliegio e tarassaco. Grazie alla forza intrinseca di questi instancabili insetti siamo però riusciti, con molta fatica, a produrre l’apprezzatissimo miele di acacia, con rese medie di 12-15 kg per alveare”.