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Oltre tre colture alimentari su quattro dipendono direttamente, o almeno in parte, dall'impollinazione delle api. Un legame simbiotico e vitale che in una regione a fortissima vocazione agricola come la Puglia si traduce nella sopravvivenza stessa di produzioni d'eccellenza: ortaggi, frutta, mandorli, ciliegi, colture sementiere e numerosissime varietà spontanee. L'allarme viene lanciato da Coldiretti Puglia in occasione della Giornata mondiale delle api che si celebra oggi, 20 maggio, richiamando l’attenzione sul ruolo strategico degli impollinatori per l’ambiente e per l’agricoltura regionale, in un contesto segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sulla produzione agricola.Api risorsa strategica dell'agricoltura puglieseSul territorio regionale si contano attualmente quasi 32mila alveari e oltre 13mila sciami, una colossale forza lavoro naturale definita da Coldiretti “indispensabile per garantire biodiversità, produzioni agricole e qualità del cibo”. Una risorsa strategica che tuttavia si trova a fare i conti con uno scenario sempre più critico.Gli effetti dei cambiamenti climaticiSecondo i dati scientifici della Fao, quando diminuiscono gli impollinatori il problema non riguarda soltanto il miele, ma l’intero equilibrio agricolo, economico e ambientale del territorio. La produzione media in Puglia si attesta mediamente sui 14 chilogrammi per alveare, con le colonie sempre più esposte, denuncia l'associazione di categoria, “agli effetti dei cambiamenti climatici e fioriture alterate”.In questo panorama complesso, una svolta decisiva arriva però dalla ricerca scientifica, che introduce uno strumento innovativo per tutelare gli sciami senza alterarne l'attività. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, condotto dai ricercatori del Crea Agricoltura e Ambiente nell’ambito di due progetti europei, ha dimostrato come grazie all’analisi del Dna presente nel miele sia possibile controllare lo stato sanitario delle colonie in modo non invasivo.Tradizionalmente il monitoraggio dei patogeni richiedeva il campionamento diretto delle api, con pratiche invasive che comportavano la raccolta di numerosi esemplari. Lo studio dimostra invece come le tecniche molecolari basate sull’analisi di Dna e Rna ambientali possano utilizzare il miele come “bioindicatore affidabile dello stato di salute delle colonie”. L’analisi di 679 campioni italiani ha rilevato otto diversi patogeni nel 97,5% dei casi, consentendo di valutarne diffusione, carico e presenza nelle diverse aree geografiche e tipologie di miele.Nonostante le importanti risposte della scienza, la battaglia dei produttori locali resta serrata anche sul fronte economico e di mercato. In Puglia operano attualmente 1.070 aziende apistiche con una produzione che è tra le più variegate d’Italia (spaziando dal miele di mandorlo e agrumi fino a rosmarino, timo, fiordaliso, sulla, eucalipto, coriandolo, trifoglio e millefiori) e che vede una crescente presenza di donne e giovani imprenditori alla guida delle aziende del comparto.Miele importato da Paesi extra UeIl miele pugliese non è soltanto un alimento ma una vera sentinella ambientale, capace di raccontare lo stato di salute della biodiversità regionale. Un patrimonio, conclude Coldiretti Puglia, che “oggi deve fare i conti anche con la crescente pressione del miele importato da Paesi extra Ue, prodotto spesso con costi inferiori e standard differenti rispetto a quelli italiani, con il rischio di penalizzare le produzioni locali soprattutto negli anni segnati dagli effetti del cambiamento climatico”.













