Ogni nuova tecnologia riaccende la tentazione di attribuirle un destino, come se portasse già inscritta una direzione necessaria della storia. L’intelligenza artificiale oggi è l’esempio più evidente: il dibattito oscilla tra demonizzazione apocalittica e fiducia quasi religiosa nella sua capacità di correggere da sola i difetti del mercato e della società. Entrambe le letture sbagliano perché assumono che la tecnologia produca effetti inevitabili. Per capirne davvero l’impatto bisogna invece ragionare settore per settore, verificando ipotesi con dati ed evidenze, senza cedere al determinismo tecnologico. E ricordando una cosa essenziale: non esiste vero progresso senza progresso sociale. Un banco di prova interessante è quello dei mercati finanziari, in particolare statunitensi, dove si crea e si distribuisce una parte rilevante della ricchezza. Dentro questo spazio, l’attivismo azionario è una cartina di tornasole: il tentativo, da parte di investitori non di controllo, di influenzare la governance delle società quotate esercitando la voice, invece di limitarsi all’exit, cioè vendere le azioni quando non si condividono le scelte del management. È una pratica per natura elitaria: richiede risorse, competenze, coordinamento, e si scontra con l’apatia razionale dei piccoli investitori.La domanda è se l’IA possa rendere questo attivismo più inclusivo. Può dare voce a Millennials e Gen Z prima ancora che dispongano di grandi patrimoni? Le nuove generazioni portano priorità che non si esauriscono nel rendimento finanziario: sostenibilità, inclusione, etica. L’IA, riducendo i costi informativi, analizzando grandi moli di dati e facilitando il coordinamento digitale, potrebbe abbassare le barriere all’ingresso e consentire un attivismo identitario e generazionale. Ma esiste anche l’altra faccia: il potere. L’IA non nasce nel vuoto, si innesta in ecosistemi già segnati da profonde asimmetrie e tende a rafforzare chi è già forte. Consigli di amministrazione, fondi, proxy advisor e banche d’affari la usano con sistemi proprietari, dati interni e risorse superiori. Le ultime proxy season mostrano un quadro meno entusiasmante: crescono le proposte degli azionisti, ma si polarizzano; il sostegno alle iniziative ESG diminuisce; le campagne attiviste aumentano, ma non il loro successo. Il cambiamento potrà arrivare solo se consigli e istituzioni useranno l’IA non soltanto in chiave difensiva, ma come dispositivo di ascolto delle nuove generazioni, integrandone priorità e rappresentanze. L’IA resta sospesa tra promessa e potere: se diventerà una forza democratizzante dipenderà da regole, istituzioni e decisioni umane. Il progresso non è mai automatico, nemmeno con l’IA: è sempre una scelta.Avv. Pierluigi MateraCo-managing partner Libra Legal PartnersPresidente di Foundation for AI, Ethics and Governance
Più democrazia nei mercati finanziari con l’IA
Gli algoritmi possono trasformare l’attivismo azionario, riducendo i costi informativi e facilitando il coordinamento degli investitori. Ma il progresso non è automatico: dipende da come consigli, fondi e istituzioni useranno questa tecnologia











