Negli ultimi due decenni, la crescente convergenza tra scienze cognitive, strategic management e artificial intelligence ha progressivamente ridefinito il paradigma teorico della decisione organizzativa. Tale trasformazione, oggi sempre più frequentemente descritta in letteratura come cognitive turn of management, riflette il superamento dell’impostazione tradizionale della razionalità manageriale fondata sul decisore individuale e sull’assunto di capacità cognitive sostanzialmente stabili e autonome. In sua sostituzione emerge una concezione della decisione come processo distribuito, situato e tecnologicamente mediato, nel quale le capacità cognitive dell’organizzazione derivano dall’interazione dinamica tra attori umani, architetture informative e routines organizzative.Sul piano teorico, questo passaggio si colloca all’intersezione di diversi filoni di ricerca. La behavioral decision theory ha mostrato come il management operi sistematicamente in condizioni di bounded rationality (Simon, 1947), caratterizzate da incompletezza informativa, limiti attentivi ed euristiche decisionali. Successivamente, gli studi di Kahneman e Tversky (1974) sui cognitive biases hanno evidenziato come le decisioni strategiche siano frequentemente influenzate da distorsioni sistematiche nella valutazione del rischio, nell’interpretazione delle probabilità e nella selezione delle alternative. Parallelamente, la strategic cognition literature ha progressivamente spostato l’attenzione dai processi decisionali individuali alle rappresentazioni cognitive collettive, alle mental maps organizzative e alle dinamiche di interpretazione strategica dei contesti competitivi (Hodgkinson, 2001).Indice degli argomenti