C’è un passaggio che rischiamo di non vedere, perché continuiamo a guardare l’intelligenza artificiale con le categorie, ormai insufficienti, della tecnologia applicativa. Parliamo di AI come di uno strumento: uno strumento per automatizzare processi, aumentare la produttività, migliorare servizi, generare contenuti, supportare decisioni. Ma le notizie delle ultime settimane suggeriscono che questa rappresentazione non basta più. L’intelligenza artificiale sta diventando qualcosa di diverso: una infrastruttura della decisione, e dunque una infrastruttura costituzionale.Il punto non è retorico. Una tecnologia diventa costituzionalmente rilevante non soltanto quando incide su un singolo diritto fondamentale, ma quando organizza stabilmente le condizioni materiali attraverso cui i diritti vengono esercitati, i servizi vengono erogati, le decisioni vengono prese, la conoscenza viene distribuita e il potere viene reso visibile o invisibile. Da questo punto di vista, l’AI non è più soltanto un insieme di modelli, algoritmi o applicazioni. È una catena infrastrutturale che include capacità computazionale, cloud, data center, reti energetiche, modelli generali, dati, piattaforme, sistemi amministrativi e apparati di controllo.Indice degli argomenti
L’intelligenza artificiale non è più uno strumento: è architettura del potere
L’intelligenza artificiale non può più essere letta solo come tecnologia applicativa. Energia, cloud, capacità computazionale, welfare algoritmico e AI Act mostrano che l’AI sta diventando una infrastruttura della decisione, con effetti diretti su diritti, amministrazione pubblica e sovranità europea







