Fare di tutta un’erba un fascio. È un errore non così raro. Anche nelle strategie di investimento. Soprattutto quando - come nel caso delle grandi tecnologie statunitensi - la narrazione sull’Artificial intelligence (Ai), la concentrazione delle società hi tech Usa sul listino e la grande liquidità sono tali che è lo stesso mercato a non fare troppe distinzioni. Sennonché, le situazioni cambiano e il non operare alcun distinguo (fortunatamente) finisce sullo sfondo.

È un po’ quello che - a ben vedere- sta accadendo a Wall Street con diversi titoli tecnologici. Tra cui la stessa Meta. La riprova? L’ha offerta alcuni giorni fa la reazione degli investitori ai risultati trimestrali.

È accaduto che, dopo la pubblicazione dei numeri dell’ultimo quarter 2025, il titolo della società guidata da Mark Zuckeberg è salito verso l’alto. Il gruppo dei social network ha postato ricavi pari a 59,89 miliardi di dollari (200,97 sull’intero 2025), con un rialzo del 24%. L’utile netto, dal canto suo, ha raggiunto la quota di 22,768 miliardi (+9%). Si tratta di numeri i quali hanno battuto le stime di consensus. Chiaro, quindi, perché - unitamente al fatto che l’azienda, nonostante abbia previsto capex annuali tra 162 e 169 miliardi, stimi l’Ebit nel 2026 maggiore di quello del 2025 - le azioni siano scattate all’insù (+10,4% nella sola seduta del 29 gennaio).