Mentre Stellantis annuncia le E-Car a Pomigliano, a Torino si torna a protestare: passata la sbornia per le nuove assunzioni legate alla 500 ibrida gli operai si interrogano sul futuro di Mirafiori. E l'azienda si lascia sfuggire un nuovo incontro con un centinaio di imprese dell’indotto auto piemontese per aumentare la produzione in Algeria

“Produciamo auto, non parole”. Mentre a Mirafiori si protesta contro Stellantis prendendo di mira negli striscioni appesi ai cancelli del polo produttivo il presidente del Gruppo italofrancese – “Elkann se Torino è centrale ce lo devi dimostrare” -, l’ambasciatore dell’Algeria in Italia, Mohamed Khelifi, aggiunge involontariamente il carico da 90 rivelando che la discussa (si teme infatti sia prodromica alla delocalizzazione) operazione di scouting dello scorso 2 febbraio di Stellantis per portare le fabbriche italiane dell’indotto Fiat – in particolare piemontesi – in Algeria, nota come “Stellantis Algeria meets Turin companies” non solo prosegue carsicamente, ma avrà pure un secondo round subito dopo l’estate.

LE PAROLE DELL’AMBASCIATORE ALLARMANO LA FILIERA ITALIANA

Il diplomatico algerino all’Agenzia Nova ha detto: “Il 7 settembre organizzeremo ad Algeri un secondo round dell’evento di Torino. Dobbiamo aumentare la percentuale di assemblaggio e produzione locale delle vetture con partner italiani”, ha aggiunto spiegando che sono già stati individuati terreni nell’area di Orano destinati a ospitare eventuali aziende italiane interessate a investire nel progetto.