Da mesi il governo statunitense di Donald Trump sta stringendo lentamente un cappio energetico intorno a quel che resta della rivoluzione cubana e il 13 maggio il governo comunista de L’Avana ha annunciato di aver esaurito le scorte di gasolio e olio combustibile. Ora l’instabile rete elettrica di Cuba “funziona” con quel poco di petrolio greggio e gas naturale di produzione interna e soprattutto grazie a una crescente fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Come ha detto a Bloomberg Michael Bustamante, titolare della cattedra di studi cubani all'Università di Miami: «Date le circostanze già precarie della rete elettrica, molti cubani hanno trovato il modo di importare pannelli solari» e il governo cubano sta collaborando con la Cina per costruire oltre 50 parchi solari entro quest'anno.
Ma la svolta verso l'energia solare potrebbe essere arrivata troppo tardi per salvare il regime dal blocco statunitense che ha prosciugato la principale fonte di idrocarburi per l’isola di Castro: il Venezuela. Solo nel 2024, quando i blackout in tutta Cuba hanno iniziato a mettere in ginocchio l’Isola, i Partito comunista cubano ha dato veramente impulso alle energie rinnovabili. Secondo i dati di Ember, Nel 2025 Cuba ha importato pannelli solari dalla Cina per un valore di 117 milioni di dollari, rispetto ai soli 3 milioni di dollari del 2023. L'analista di Ember, Dave Jones, ha detto al Washington Post che «L'energia solare potrebbe ora fornire fino al 10% del fabbisogno energetico di Cuba, rispetto a una percentuale pressoché nulla un anno fa. "Cuba è forse nel bel mezzo di una delle rivoluzioni solari più rapide». bISognerà capire se Trump non ucciderà anche questa rivoluzione, insieme a quella castrista.














