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diritti sono questione di linguaggio. Non solo perché il rispetto dei diritti si manifesta nel modo in cui ci si rivolge all’altro o altra da sé, ma soprattutto perché la presa di parola e l’autorappresentazione sono atti fondativi dell’entrata nel consorzio giuridico, e prima ancora sociale. Con alterne fortune, e in processi ancora in via di negoziazione, sono state le parole (scritte, cantate, pronunciate nei parlamenti e nei tribunali, gridate nelle manifestazioni e negli scioperi) a reificare e rinforzare i diritti delle minoranze etniche e religiose, delle donne e delle persone LGBTQIA+, delle classi subalterne. È dunque inevitabile che anche il riconoscimento dei diritti del mondo più-che-umano passi attraverso una reinterpretazione radicale delle sue capacità espressive.

E visto che le parole sono importanti, l’espressione più-che-umano – in inglese abbreviata in MOTH (MOre-Than-Human), acronimo evocativo che letteralmente significa “falena” – si deve a David Abram, che per primo la introdusse nel 1996 in The Spell of the Sensuous. Testo fondativo della filosofia ecologica contemporanea, dopo trent’anni finalmente disponibile anche in italiano grazie alla traduzione di Daniela Boccassini, L’incanto del sensibile propone una visione del linguaggio e della percezione come questioni sempre più estese rispetto all’ambito umano. Oltre il concetto di ambiente (che tende a ridurre tutte le altre specie a mero sfondo delle attività antropiche), oltre quello di natura (troppo spesso contrapposto a cultura), la nozione di più-che-umano include e al tempo stesso travalica l’umano, interpretando la creatività, la tecnologia e il linguaggio come spettri a diverse lunghezze distribuite tra tutte le forme di vita. Il discorso viene talvolta esteso anche alle capacità dell’intelligenza artificiale, che però non è il focus di questo articolo, pensato piuttosto in relazione alle tante e varie forme di intelligenze “naturali”. Oltre il concetto di ambiente e quello di natura (troppo spesso contrapposto a cultura), la nozione di più-che-umano include e al tempo stesso travalica l’umano, interpretando la creatività, la tecnologia e il linguaggio come spettri a diverse lunghezze distribuite tra tutte le forme di vita.Diritti più-che-umani: una questione naïve?