Com’è stato possibile arrivare a questo punto? A credere che tutto sia definitivo, irrevocabile? La violenza, il male, la guerra: a pensare che tutto sia ovvio, naturale?

Come se niente potesse resistervi, tantomeno il diritto. Come se fosse, il diritto, una cosa inutile e priva di valore; o come se, nella migliore delle ipotesi, a nient’altro dovesse servire se non a punire e sanzionare – e sanzionare sempre più severamente. A replicare a sua volta la violenza, a legittimare il male e qualunque nefandezza.

Eppure non è questa la funzione che il diritto dovrebbe svolgere, come ci ricorda ora Tommaso Greco in un libro appena uscito da Laterza, «Critica della ragione bellica», che non è solo bellissimo. È molto di più: è un libro necessario, perché ci induce a smuoverci da tutti quei «ricorrenti pregiudizi» e quelle «radicate convinzioni» che troppo spesso ci portano a «mutilare» la realtà, per guardare invece a «ciò che di positivo in essa è possibile ritrovare e valorizzare», a cominciare dalla «realtà della pace».