Passato ancestrale e futuro remoto, è tutto lì: negli oceani. Il 40% della popolazione mondiale vive entro i 100 chilometri dal mare: va da sé che la grande sfida che attende l’umanità sia legata al destino della grande distesa blu che ci circonda, e di chi la abita. “Proprio così, l’umanità non può che guardare agli oceani quando si interroga sul suo futuro, perché sono loro a ospitare i servizi ecosistemici che ci consentiranno di vivere meglio e sfamarci e perché è lì che si giocherà una grande partita geopolitica per gli equilibri del pianeta”, sottolinea Roberto Danovaro, già presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, oggi docente di ecologia all’Università Politecnica delle Marche, tra gli esperti più influenti al mondo sullo studio del mare.

G&B Festival 2025, dal 5 al 7 giugno a Milano: il programma

20 Maggio 2025

Il 90% dello spazio abitabile della Terra è, del resto, negli oceani: 250 mila specie catalogate, molte ancora da scoprire. “Un patrimonio da tutelare attraverso la limitazione degli impatti antropici, in particolare degli effetti dei cambiamenti climatici, e la tutela della biodiversità, ma soprattutto con il restauro degli ecosistemi marini, argomento nuovo ma già dominante, e che continuerà ad esserlo fino al 2050. – aggiunge Danovaro - Bisogna recuperare servizi ecosistemici, ma anche ridare vita a potenziali stock ittici e garantire continuità all’attività di sequestro di carbonio che assicura la vita a tutti noi. Per farlo, va sviluppata una nuova economia generativa e di recupero, in grado di contrastare i fenomeni, preoccupanti, degli ultimi decenni”.