Parliamo spesso di politiche green, di Terra verde, ma in realtà il principale colore da tenere d’occhio nel globo è il blu: se manca quello il futuro dell’umanità è realmente a rischio. Una mancanza che sul nostro Pianeta blu, ricoperto al 71% dagli oceani, negli ultimi decenni sta avvenendo ad alta velocità. Il bene più prezioso che abbiamo infatti – l’acqua – sta costantemente calando, dando vita a un killer silenzioso che può modificare le nostre esistenze: la siccità è infatti responsabile di crisi alimentari, idriche, energetiche e di tragedie umane. Diversi studi, condensati nel World Drought Atlas, atlante che ci aiuta a capire l’avanzata della carenza d’acqua, ci raccontano come la quota di siccità nel mondo sia infatti raddoppiata negli ultimi 120 anni. Attualmente la metà della superficie terrestre globale ha subito almeno un mese di siccità estrema e in futuro si stima che entro il 2050 ben 3 persone su 4 sul Pianeta saranno direttamente o indirettamente colpite dalla siccità.

Il Lago della Trinità, a Castelvetrano, in Sicilia, dove la siccità ha messo in ginocchio gli agricoltori (8 agosto 2025, AFP/Getty Images)

Tre tipi di siccità

Non esiste un’unica siccità. Quello che viene definito come "un periodo che è caratterizzato da un significativo squilibrio idrologico nelle fonti o nei bacini idrici" e che è solitamente legato a condizioni meteorologiche "più secche del normale", ricorda l’UNCCD, la Convenzione mondiale contro la desertificazione, può avere varie forme. Esiste una siccità meteorologica, ovvero dovuta a scarse precipitazioni; una agricola, la condizione in cui l’umidità del suolo non è sufficiente per le colture e i raccolti e una idrologica, quella che avviene quando quando i livelli delle acque superficiali o sotterranee scendono al di sotto della media per diverso tempo. Tutti questi diversi tipi di siccità sono esacerbati dalla crisi del clima e vengono intensificati anche da altri fattori. Per esempio se osserviamo quella meteorologica è necessario tener conto anche di vento, temperature e altre condizioni che possono favorire l’evaporazione dell’acqua. Se ci concentriamo sull’agricola bisogna invece calcolare l’impatto delle attività umane – dall’uso di suolo a quello dell’acqua – fattore che vale anche per quella idrologica se pensiamo allo sfruttamento delle falde. In tutti e tre i casi, comunque, si parla di un deficit idrico temporaneo e di valori di acqua o piogge inferiori alla media, mentre in caso di caratteristiche climatiche più costanti con forti condizioni evaporative, come quelle dei deserti, solitamente si tratta di aridità, oppure di desertificazione se ci si riferisce al processo di degrado del suolo nelle regioni aride dovuto sia dalla siccità sia dalle azioni antropiche.