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Aria, suolo, oceani, foreste: tutto ciò che condividiamo viene saccheggiato come se non ci fosse un domani. È il trionfo della “tragedia dei beni comuni”, l’espressione resa celebre dall’ecologo americano Garrett Hardin nell’omonimo articolo pubblicato su Science. La sua intuizione, tanto semplice quanto profetica, è che quando l’interesse individuale prevale su quello collettivo, una risorsa condivisa finisce inevitabilmente per essere depredata. Alla fine tutti – tragicamente – perdono.
Il gioco dei beni pubblici rappresenta una versione moderna del problema di Hardin. Giocarlo insieme può aiutarci a comprendere la logica dell’azione collettiva. Immagina un economista sperimentale in camice bianco che ti porge una busta con 100 euro in contanti. «Questi soldi sono tuoi – annuncia – puoi infilarteli in tasca e andartene, oppure puoi contribuire a una cassa comune. Qui con te, anche se non li puoi vedere, ci sono altri nove partecipanti, con la stessa identica busta. Fai attenzione: ogni euro che tu o loro verserete alla cassa verrà raddoppiato e poi ridistribuito in parti uguali a tutti, indipendentemente da quanto ciascuno ha effettivamente contribuito». Cosa faresti? Se nessuno mette niente, ognuno se ne torna a casa con i suoi 100 euro, senza colpo ferire. Ma se tutti devolvono l’intera somma alla cassa comune, il totale di 1000 euro verrà raddoppiato in 2000 euro. A testa, 200 euro: il doppio di quanto ricevuto inizialmente. Magia? No, cooperazione.









