C’è un filo comune che lega il mondo, dall’Australia all’Emilia-Romagna. Sono le alluvioni che fanno galleggiare le auto per la strada, come se fossero giocattoli. È questa l’immagine simbolo degli effetti del riscaldamento globale scelta da Gaia Vince, scienziata e ricercatrice onoraria all’University College London, per affermare una verità che è sotto gli occhi di tutti: i cambiamenti climatici fanno già parte della nostra quotidianità. Ma l’urgenza trasmessa da quell’immagine ricorda anche che, se agiamo bene, siamo ancora in tempo per salvare tutto ciò che rende bello il nostro Pianeta: dalle foreste ai ghiacciai, dall’oceano alle montagne. Per Vince, che ha sollevato il tema delle migrazioni climatiche, la soluzione è semplice: «Siamo una sola specie in un solo Pianeta. Dobbiamo ragionare come specie globale».
Oggi tra gli ospiti Pievani, Pistoletto e Di Pietrantonio
Globale è stato anche il contesto politico in cui il direttore del Corriere, Luciano Fontana, nel dare avvio a Pianeta 2030-il Festival insieme con Elena Grandi, assessora al Verde e all’Ambiente di Milano e a Edoardo Vigna, caporedattore responsabile dell’inserto Pianeta 2030, ha inquadrato il tema della sostenibilità: «Se Trump promuove il ritorno ai combustibili fossili e ritira gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima, l’Europa tiene il punto. Anche se talvolta è necessario riflettere sul modo migliore di raggiungere obiettivi ambiziosi». Dalla politica si è passato al cuore del termine «ecologia», con il vicedirettore del Corriere Venanzio Postiglione che ha sottolineato come la parola significhi letteralmente “studio della casa”, concludendo che «l’ecologia siamo noi».










