La vita nei centri urbani e nelle metropoli ci ha fatto perdere il contatto con la natura. Durante il periodo d'isolamento del Covid abbiamo visto gli animali tornare nei loro luoghi di appartenenza. Ci siamo resi conto di quanto l'inquinamento e la pressione antropica abbiano stravolto gli equilibri naturali, mentre assistiamo agli effetti progressivi e disastrosi del climate change. Abbiamo ancora tempo per fare un passo indietro? Per imparare dalla natura come adattarsi ai cambiamenti rapidi?

David Farrier, docente di Letteratura Inglese all’Università di Edimburgo, in Scozia, e giornalista per testate internazionali come “The Washington Post” ha scritto “Il genio della natura. Lezioni di vita dalla Terra che cambia” (edito da Touring Club Italiano, collana Arcipelago) con un misto di curiosità scientifica e giornalistica per raccontare come il nostro pianeta stia reagendo alle costanti spinte di trasformazioni imposte dall'uomo. Forse imparare è ancora possibile.

Nel suo libro parla della natura come "intelligenza ecologica diffusa". Come si manifesta negli adattamenti in risposta alle pressioni ambientali causate dall’essere umano?

“Il mondo naturale è pieno di modi diversi di essere intelligenti: pensiamo, ad esempio, ai ragni che estendono il loro cervello nell'ambiente tramite le ragnatele o alle api negli alveari. Perfino le cellule del nostro corpo dimostrano una forma di cognizione: rispondono agli stimoli, condividono informazioni e prendono decisioni. Come afferma il biologo Michael Levin, siamo tutti intelligenze collettive. Ma l'aspetto più cruciale dell'intelligenza in natura è che è collaborativa: si può dire che animali e piante, che evolvono insieme, come impollinatori, predatori oppure organismi mutualistici, stiano, in effetti, pensando insieme. Abbracciare questa visione potrebbe aiutarci a ripensare alcuni aspetti fondamentali del nostro modo di vivere. Gli esseri umani sono ormai la principale forza che influenza l'evoluzione delle specie su ogni continente, Antartide esclusa. Il collasso climatico, la perdita di habitat, le specie introdotte e l'inquinamento sono le cause principali della perdita di biodiversità e dell'estinzione. La maggior parte degli adattamenti che osserviamo sono espressioni di plasticità in risposta a nuove pressioni selettive, sviluppando così caratteristiche fisiche o comportamenti più adatti all'ambiente. La plasticità è il segreto del genio della natura”.