Che si debba cambiare abitudini, il nostro modo di vedere l’altro e accogliere nel più ampio noi tutte le altre forme di vita che co-abitano il pianeta Terra, è certo. E di questo parla “Il futuro della natura” di Giulio Boccaletti (Mondadori, €18), sottotitolo “soluzioni per un pianeta che cambia”.
Direttore scientifico del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e cofondatore di Chloris Geospatial, Boccaletti è tra i maggiori esperti di sicurezza idrica e climatica a livello internazionale.
Nel saggio sfilano i nomi dei grandi scienziati della Storia. Nuova è la visione ampia che disegna l’autore, un inquadramento che ha a che fare con l'aumento delle temperature, registrate negli ultimi anni: “Boltzmann ha dato origine alla meccanica statistica. Planck, Einstein e Fermi sono tra i fondatori della meccanica quantistica. Nei primi capitoli racconto la loro storia, perché è fondamentale comprendere che il rapporto tra temperatura media del pianeta e concentrazione di gas in atmosfera, inclusa la CO2 che emettiamo, è un risultato fondamentale della fisica moderna, su cui si basa tutta l'economia industriale”.
I negazionismi, però, avversano le basi scientifiche del cambiamento climatico, immaginando complotti ideologici: “È una sciocchezza – risponde lo scienziato -. La sensitività della temperatura media del pianeta all'aumento di CO2 è stata calcolata più di 100 anni fa. È un risultato talmente robusto che, nonostante i nostri progressi scientifici, quella stima non è mai cambiata: circa 3°C per un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica. Fare dibattiti su questi risultati, centrali alla scienza del clima, è come dibattere la meccanica quantistica in piazza. Non ha senso. Coloro che si concentrano su questo pérdono di vista ciò che, invece, dovrebbe essere dibattuto da tutti i cittadini: cosa fare sul territorio a fronte di cambiamenti che stanno già succedendo sotto gli occhi di tutti”.







