«Il nuovo mondo che è alle porte, con la crisi climatica e le tante incognite che abbiamo davanti avrebbe bisogno di studiare le piante e di prendere spunto dalla loro organizzazione». La rivoluzione culturale che propone Stefano Mancuso parte proprio da qui. Neurobiologo, analista delle organizzazioni umane e del mondo vegetale, Mancuso con i suoi libri è diventato un punto di riferimento per chi capovolge la visione del creato. Dove si mette in discussione la supremazia del genere umano e del mondo animale.

«Pensiamo di essere i migliori, di provenire da una immemore storia che ha selezionato un’intelligenza superiore, un’organizzazione inarrivabile rispetto a tutti gli altri esseri viventi. Con un po’ di superbia ci siamo autonominati “homo sapiens” e le specie più simili a noi le abbiamo definite “primati”, ovvero in latino, le migliori». Ma per Mancuso questo ha poco senso in quanto: «anche i batteri e le piante sono arrivati fino ad oggi dimostrando una grande capacità di adattamento. Dunque non possiamo definirli inferiori. Abbiamo solo obiettivi diversi: gli uomini e gli animali sono predatori, dunque mangiano vita, i vegetali hanno come scopo la sopravvivenza della maggior parte di specie possibili».