Un bambino che corre sulla sabbia, si ferma a raccogliere le conchiglie e guarda il mare. È forse da immagini come questa che dovrebbe partire ogni discussione seria sull’ambiente e sulla tutela della natura. Perché oggi più che mai non possiamo permetterci di dare per scontato ciò che lasceremo alle future generazioni. Per questo il convegno promosso ieri alla Camera dei Deputati dal Vicepresidente Sergio Costa insieme alla deputata Ilaria Fontana ha avuto un valore che andava oltre il semplice confronto tecnico. In quella sala era chiaro il bisogno di smettere di rincorrere le emergenze e iniziare finalmente a costruire una politica ambientale più lungimirante, coraggiosa e concreta.

Al centro dell’incontro, la proposta di riforma della legge quadro 394 del 1991 sulle aree protette. Una legge storica, nata 35 anni fa, quando il cambiamento climatico non occupava ancora le cronache quotidiane e la perdita di biodiversità non appariva come una minaccia concreta per la nostra economia, la nostra sicurezza e persino la nostra salute.

Oggi invece l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi fissati dall’Europa con la strategia “30×30”: proteggere entro il 2030 il 30% delle aree terrestri e marine. Siamo circa al 22% per le aree terrestri e appena all’11-12% per quelle marine. Eppure possediamo un patrimonio naturalistico immenso: 26 parchi nazionali, 135 parchi regionali, riserve naturali, siti della rete Natura 2000, aree marine protette. Ma non basta più limitarsi ai numeri. Serve una visione.