La legge quadro sulle aree protette ha accompagnato per oltre trent’anni la tutela dei parchi italiani, ma oggi il contesto ambientale, normativo e istituzionale è profondamente cambiato. È da questa constatazione che prende le mosse la nuova proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle per riformare la 394 del 1991, considerata all’epoca una buona legge ma ormai insufficiente a reggere il peso delle nuove sfide.
La proposta arriva in un quadro nel quale la protezione della natura non è più soltanto una politica settoriale. La Costituzione è stata modificata, con gli articoli 9 e 41 che riconoscono ambiente, biodiversità ed ecosistemi come valori della Repubblica, da tutelare anche nell’interesse delle future generazioni. Nel frattempo l’Unione europea ha varato il Green deal, la Nature restoration law e una Strategia per la biodiversità che chiede di proteggere il 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030. Per il M5S, dunque, «il quadro normativo, gli obblighi internazionali, le conoscenze scientifiche, perfino il clima sono diversi da quelli del 1991. La 394 non è più in grado di reggere questo peso».
I nodi individuati sono diversi: la legge attuale coprirebbe circa la metà del territorio italiano che meriterebbe protezione, le nomine dei vertici dei parchi risponderebbero troppo spesso a logiche politiche più che di competenza, le risorse finanziarie resterebbero insufficienti e le aree marine protette continuerebbero a trovarsi in una condizione debole, senza personale né poteri adeguati. A questo si aggiunge la frammentazione tra enti, Regioni e ministero, che rallenta procedure e decisioni.








