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30 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 7:22

Abbiamo modificato l’articolo 9 della Costituzione dove, finalmente, la Repubblica riconosce la biodiversità e gli ecosistemi come valori fondanti del nostro vivere civile. Non è un dettaglio lessicale: si riconosce che la vita sul pianeta è un sistema dal cui funzionamento dipende la nostra sopravvivenza. Alle parole, però, non seguono i fatti, se guardiamo come costruiamo la scuola, dove questo sistema di valori non c’è, o meglio non è centrale, fondante, come previsto dalla Costituzione. Le nuove Indicazioni nazionali organizzano il sapere da trasmettere attraverso i licei attorno a discipline e “conoscenze essenziali”, con un forte accento sull’area matematico-scientifico-tecnologica, dove la biologia perde identità e l’ecologia non compare come chiave interpretativa. La vita diventa un capitolo, non un sistema.

Questo non nasce per caso. Le decisioni si prendono “dentro una stanza” e dipendono da “chi è nella stanza”. La commissione è stata costruita attorno a un nucleo di pedagogisti, che ha coordinato il lavoro di numerose sottocommissioni disciplinari. Fin dall’inizio diverse società scientifiche hanno segnalato l’assenza di competenze disciplinari nei livelli decisionali. I pedagogisti sono esperti di come trasmettere, ma non necessariamente hanno contezza di cosa trasmettere. Nei resoconti giornalistici emergono soprattutto matematici, storici, linguisti, esperti di didattica, mentre non si vedono figure riconoscibili dell’ecologia, della biodiversità o della biologia dei sistemi. Non sappiamo nemmeno con precisione chi siano tutti i 130 esperti: l’elenco completo non è facilmente accessibile.