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Ultimo aggiornamento: 6:52
L’affermazione che la scuola pubblica italiana è antifascista dovrebbe essere una tautologia in un Paese che abbia veramente a cuore i propri principi costituzionali e la cura delle radici su cui fonda la Repubblica stessa. Si sta, invece, affermando un fenomeno inquietante e ambiguo, che parla molto chiaramente del clima che stiamo vivendo.
Spuntano striscioni, realizzati artigianalmente da studentesse e studenti, che dichiarano che la propria scuola è antifascista: Liceo …. Antifascista; Istituto tecnico… Antifascista. Questi portatori di vigilanza democratica, impegno e consapevolezza avvertono la necessità di esprimere in maniera inequivocabile quel principio che sentono a rischio. E hanno ragione. Dall’inizio di quest’anno – e parlo solo degli ultimi mesi, ma una disamina degli anni precedenti non farebbe che ampliare a dismisura il novero dei casi – innumerevoli sono stati gli episodi che legittimano questo tipo di impressione.
Tutto comincia con il divieto ai collegi di riflettere e ragionare sul genocidio che allora – come ora – si sta perpetrando a Gaza. Poi l’insensata imposizione di contraddittorio relativamente ad ogni tipo di dibattito, tanto organizzato dai docenti, quanto da studenti e studentesse (parlando sempre del genocidio: a chi lo stigmatizzi andrebbe accostato qualcuno che lo esalti e lo difenda). Viene impedito dal Mim un convegno sulla militarizzazione della scuola, organizzato dall’Osservatorio e da USB. Si chiede, da parte delle USR, la schedatura degli studenti e delle studentesse palestinesi. Il gruppo consiliare di Fdi di Bagno a Ripoli (Firenze) propone – per poi tornare indietro, a causa di presunte “minacce e invettive” – di aggiungere al nome ufficiale delle scuole alcune indicazioni come «schierata a sinistra», «favorevole alle teorie Lgbtq+ o woke», «antisionista», «antifascista», per identificare «l’orientamento del corpo docente». Zelanti studenti di Azione Studentesca, gruppo in odor di Fratelli d’Italia, incitano alla denuncia del professore “di sinistra”; vengono inviati ispettori nelle scuole che invitino la pericolosa sovversiva fuorilegge Francesca Albanese; i ragazzi degli istituti superiori di Catanzaro sono precettati per seguire incontri formativi sui principi costituzionali, simulando un processo, dibattendo sulla separazione delle carriere dei magistrati, organizzando, infine, guarda caso, «campagne pubblicitarie e slogan che mettano in luce, per la comunità tutta, le ragioni del Sì al referendum della giustizia». L’elenco è lungo e incompleto.






