Il fatto che abbia chiamato la sua tournée Spettacolo teatrale non stupisce, Maccio Capatonda fa così. A Vanity Fair si è raccontato in una lunga intervista, tra teatro, ritorno in tv (con la Gialappa’s) e cinema con Smart Working di Svevo Moltrasio: “(…) sento di volermi mettere in gioco affrontando, anche, i classici imprevisti di un live: è un passo che sentivo di voler e di dover fare”. E Marcello Macchia – questo il vero nome di Maccio – si racconta a partire dall’infanzia, vissuta da “bambino che si sentiva spesso fuori luogo, e questo mi faceva sentire diverso dagli altri. Cosa che mi ha portato a rifugiarmi nel cinema e nella creatività, fuggendo dalla realtà”.
Un fratello di undici anni più piccolo, genitori che, dice, “si odiano ancora” senza però volere approfondire: “Non voglio entrare nei dettagli perché parlerei per loro, ma parliamo senz’altro di una relazione tumultuosa che, vista da dentro, fa anche ridere. Infatti nella mia serie Sconfort Zone ho cercato di raccontarla in modo ironico spiegando che, spesso, esistono dei collanti alternativi per tenere insieme le persone. Come l’odio“. Il suo fil cult, Ritorno al Futuro, per lui ha diversi significati e c’è pure una lettera scritta a Michael J. Fox: “Gli ho fatto tanti complimenti e gli ho parlato dei miei gusti cinematografici da ragazzino nerd di 11 anni qual ero. Lui, o chi per lui, mi ha risposto con una cartolina con su scritto l’autografo e ”molte grazie”. Sto pensando di farla incorniciare”.









