Un libro, un docufilm, una storia a fumetti e in arrivo un podcast. A 90 anni Lino Banfi racconta la parte più intima e profonda della sua vita in '90. Non mi fai paura!' (HarperCollins) che ha portato sul palco della sala Oro nell’edizione boom di presenze al Salone del Libro di Torino che si chiude domani. "È la prima volta che mi fanno fare la figura dell’intellettuale, come se io fossi uno che scrive chissà quanti libri. Ho detto 'sentite, se proprio mi volete ricevere bene, alla grande, fate finta che ho otto, nove laureè. E poi io non miro al Premio Strega, ma almeno al Premio sambuca, un amaro di erbe, ecco a quello sì, se si desse a qualcuno, io lo pretendo» dice all’ANSA Nonno Libero. Pensava di arrivare a 90 anni? «No, onestamente no. Pensavo di arrivarci vicino, però arrivare sano, senza malanni, che fa rima con 90 anni, è bello. Vuol dire che ho seminato bene, ho innaffiato bene e quindi oggi posso pretendere i frutti buoni». Nato Pasquale Zagaria l’11 luglio 1936 ad Andria, l’amatissimo attore pugliese si racconta nel romanzo della sua vita con entrambe le voci, sia quella di Pasquale che di Lino. "Mettevo da parte delle idee. Ho scritto altri libri per Mondadori, di spettacolo, sul mondo del calcio, però i sentimenti nascosti, quelli che tieni per conto tuo, sia come Pasquale Zagaria che come Lino Banfi, li conservavo e pensavo, 'se riesco ad arrivare a 90 anni..». Che differenza c'è tra Pasquale e Lino? «Pasquale è più assennato, quello che dice conta fino a dieci, non fare stronzate, aspetta. L’altro, Banfi, è più il capocomico, deve sbrigarsi, pensa 'io devo far riderè. Ecco perché il libro è venuto bene, perché l’hanno scritto in due, si sono alternati». Mentre lo racconta passa a sorpresa Fiorello che lo abbraccia e dice: «con il Salone del Libro la carriera è completa» e poi si fanno una foto insieme e anche con la mamma di Rosario. Dai successi delle commedie sexy con Edwige Fenech e Barbara Bouchet alla consacrazione come «nonno d’Italia», che consiglio darebbe Banfi ai giovani? «Direi non fidatevi di un successo di tre minuti - parlo del mondo dello spettacolo - di un monologo che ti va bene in una trasmissione. La gente applaude, ma è solo l'inizio. Devi curarla questa cosa. Però se uno vuole una cosa veramente, ci riesce». Il seminario, il legame con l’amata moglie Lucia, il pensiero del suicidio da giovane, la voglia di diventare famoso e l'incontro con Papa Francesco di cui Banfi porta sempre con sé una foto: tanti episodi e aneddoti nel libro come quando suo padre venne da Canosa a vederlo al Petruzzelli a Bari e Modugno gli disse 'vedi questo tuo figlio un giorno diventerà famosò. «Mia moglie è il momento sempre più toccante per me perché sento la sua mancanza. A un certo punto Lucia stava talmente male che abbiamo desiderato la sua scomparsa. Abbiamo vissuto tutta la vita insieme, 71 anni dei quali 61 di matrimonio e 10 di fidanzamento» dice. «Papa Francesco ha fatto in tempo a chiamarmi bisnonno d’Italia quando mi ha fatto gli auguri per telefono due anni fa, agli 88 anni" "Al suicidio ho pensato da giovane, a 17 anni, mentre mi esibivo in teatro e uno ubriaco dalla prima fila mi buttò addosso due o tre scorze di fico d’India appena aperto. Per fortuna mio fratello più grande che era lì ha capito che volevo fare una fesseria e mi ha salvato. Ero giovane, avevo tutti contro». Come festeggerai il giorno del tuo compleanno? «la Rai mi ha già dato un bel premio: il docufilm 'Lino d’Italià che ho fatto sulla mia vita andrà in onda su Rai1 in prima serata il giorno del mio compleanno. Ho fatto tutto io con un regista bravo che si chiama Marco Spagnoli. Faccio la parte di Banfi e di Pasquale Zagaria». Nonno libero? «Potrebbe diventare un’ultima serie Bisnonno libero di 4-5 puntate. A me piacerebbe, ma non credo si farà». Hanno fatto anche un fumetto, Lino Banfi. La commedia di una vità (Tunué). Cosa ne pensa? «Mi somiglia un pò, però è bello che hanno preso solo la parte d’amore fra me e Lucia, non le avventure di teatro». Altri progetti? «Sto inventando un podcast 'Lino Podcast’così sono io che intervisto gli altri. Vediamo che cosa viene fuori, vorrei inaugurarlo a settembre-ottobre». Una miniera di progetti? «Due miniere. Ma è questo il segreto, non fermarsi mai. Sto facendo più viaggi adesso che non in tutti i cinquant'anni, settant'anni di carriera. La sera sono rincoglionito, però sono contento». Hai paura di morire? Beh, si però spero che quel giorno mi colga in vita, cioè di star bene quando muoio, senza soffrire. Ecco non mi piace soffrire».