L’auto scagliata a velocità sostenuta contro i passanti in via Emilia Centro, a Modena, con un bilancio di otto feriti, quattro dei quali in condizioni gravissime, ha subito richiamato alla mente l’ipotesi di un attentato.
Eppure, indagini e massime cariche istituzionali hanno fugato ogni dubbio: islamismo e terrorismo non hanno alcun ruolo in questa vicenda. L’episodio è riconducibile unicamente a una grave condizione di sofferenza psichica.
Al volante c’era Salim El Koudri, 31 anni, cittadino italiano. Subito dopo il fermo con l’accusa di strage e lesioni aggravate, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato chiaro ed esplicito: nessun elemento riconduce a una matrice jihadista.
Le verifiche approfondite sui dispositivi elettronici e sui profili social dell’uomo non hanno fatto emergere tracce di radicalizzazione ideologica di tipo islamista. Le autorità hanno precisato che ha agito da solo e che non esiste alcuna rete eversiva alle sue spalle.
La chiave di lettura di quei minuti drammatici è interamente clinica. El Koudri presenta un passato documentato di forte vulnerabilità: aveva già manifestato disturbi psichici ed era in carico al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Le ricostruzioni collocano l’insorgenza dei sintomi nel 2022, con un percorso terapeutico proseguito per circa due anni. Un quadro che delinea un profilo del tutto distante dal “classico” militante radicalizzato.











