La radicalizzazione

Enrico Cerchione

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A Modena, Salim El Koudri ha deliberatamente investito con l’auto diversi pedoni in pieno centro, ferendone gravemente otto, per poi scendere brandendo un coltello. Le autorità e gran parte dei media hanno subito chiuso la questione: non è terrorismo, solo un malato di mente. E qui sta il punto che nessuno vuole affrontare con onestà. Chi compie un atto del genere manifesta chiaramente una grave alterazione del senso di realtà e una profonda distorsione del giudizio morale. Tutti i terroristi sono, in questo senso, malati di mente. Non esiste il terrorista “sano”. Ma non tutti i disturbi sono uguali, esiste una differenza sostanziale tra chi agisce spinto da un delirio puramente individuale e chi incanala il proprio disagio dentro un’ideologia strutturata che gli dà significato, scopo e giustificazione morale alla violenza. Un certo radicalismo antioccidentale e terzomondista, anche nella sua versione woke o palestinista militante, può fornire a menti fragili una narrazione di riscatto e di violenza legittima, trasformando il risentimento personale, il senso di fallimento o il vissuto di vittima in una violenza percepita come moralmente necessaria.