Roma, 18 mag. (askanews) – Non basta spegnere l’infiammazione. Non basta prescrivere una terapia. Non basta controllare un esame. Per chi convive con la Malattia di Crohn o con la Colite Ulcerosa, la cura deve significare anche poter studiare, lavorare, viaggiare, costruire relazioni, progettare il futuro e non sentirsi soli davanti a una malattia cronica, complessa e spesso invisibile. È questo il messaggio forte emerso dalla Giornata Mondiale delle IBD 2026, promossa da AMICI Italia a Padova con il titolo “Insieme per le IBD. Scienza, cura e benessere a supporto della vita dei pazienti”. Un’intera giornata di confronto tra pazienti, familiari, medici, infermieri, nutrizionisti, psicologi, reumatologi, fisiatri, istituzioni e associazioni, con l’obiettivo di riportare al centro non solo la malattia, ma la persona che la vive ogni giorno. Il programma, informa una nota, ha affrontato tutti i passaggi fondamentali del percorso di cura: conoscenza e diagnosi, transizione dall’età pediatrica all’adulto, comunicazione medico-paziente, sintomi extraintestinali, alimentazione, innovazione terapeutica, chirurgia, differenze di genere, tutele sociali e benessere psicofisico.
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che comprendono Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa, sono patologie croniche che possono avere un impatto profondo sulla qualità della vita. Colpiscono l’intestino, ma non si fermano all’intestino: possono condizionare l’energia, l’alimentazione, la vita scolastica e lavorativa, la salute mentale, le relazioni affettive, la progettualità familiare e la partecipazione sociale. Proprio per questo, da Padova è arrivato un appello chiaro: la presa in carico delle IBD deve essere multidisciplinare, continuativa, personalizzata e realmente accessibile. “Troppi pazienti si sentono ancora soli davanti a una malattia che cambia la vita”, dichiara Mara Pellizzari, Presidente di AMICI Italia. “La Giornata Mondiale delle IBD ci ricorda che dietro ogni diagnosi ci sono persone, famiglie, paure, speranze e percorsi quotidiani spesso molto faticosi. Come associazione chiediamo che il paziente non sia lasciato a orientarsi da solo tra visite, esami, terapie, burocrazia, scuola, lavoro e bisogni psicologici. La cura deve essere costruita attorno alla persona, non soltanto attorno alla malattia. Per questo servono team multidisciplinari, informazioni corrette, continuità assistenziale e un dialogo vero tra pazienti, clinici e istituzioni”.










