La Giornata mondiale della Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) che si celebra il 19 maggio in tutto il mondo, è un’importante occasione per diffondere la conoscenza su queste patologie croniche complesse, ossia la colite ulcerosa e malattia di Crohn, che interessano prevalentemente la fascia di età giovanile e, se non diagnosticate tempestivamente e gestite in maniera appropriata, possono causare un peggioramento significativo della qualità di vita di chi ne è affetto.
Stimati 250mila pazienti tra i 20 e i 30 anni di età
In Italia si stimano almeno 250.000 pazienti, con un picco nella fascia d’età tra i venti e i trent’anni. Possono tuttavia interessare anche l’età pediatrica, anzi c’è un incremento di casi nei bambini (1 su 4), nei quali in genere la malattia si manifesta in maniera più severa. Grazie ai progressi terapeutici, in particolare alla disponibilità dei farmaci biotecnologici e delle small molecules, oggi le MICI possono essere gestite in maniera efficace ma, affinché il paziente possa assicurarsi una qualità di vita migliore, deve potervi accedere il prima possibile. La diagnosi precoce è, dunque, un aspetto cruciale, per evitare che il processo infiammatorio evolva verso le complicanze che nella maggior parte dei casi rendono necessario l’intervento chirurgico. Il paziente ha inoltre bisogno di una terapia personalizzata e di un monitoraggio clinico-strumentale costante, che richiedono l’intervento di una équipe multidisciplinare.






